“Prendi la scopa e…”. L’insulto sessista del sindaco alla consigliera: esplode la polemica

MONTORIO AL VOMANO – Doveva essere la seduta che inaugurava ufficialmente la nuova legislatura comunale, un momento dedicato al confronto istituzionale e alla definizione delle linee politiche che accompagneranno l’amministrazione nei prossimi anni. Invece, il primo consiglio comunale di Montorio al Vomano si è trasformato in un caso politico destinato a far discutere ben oltre i confini dell’aula consiliare.

Al centro della polemica vi sono alcune frasi attribuite al sindaco Fabio Altitonante e rivolte alla consigliera di opposizione Alessia Nori, candidata sindaco sconfitta alle recenti elezioni amministrative. Secondo quanto denunciato dal Partito Democratico, durante il dibattito il primo cittadino avrebbe invitato l’esponente della minoranza a “prendere la scopa per imparare a fare qualcosa”, espressione che i democratici giudicano offensiva e riconducibile a un atteggiamento sessista.

Le contestazioni non si fermano qui. Nella ricostruzione fornita dal Pd, il confronto sarebbe stato caratterizzato da continue interruzioni dell’intervento della consigliera e da ulteriori affermazioni ritenute denigratorie, tra cui: “Non hai preso neppure i voti dei parenti”.

Parole che hanno immediatamente provocato una dura reazione politica. Il Partito Democratico provinciale di Teramo, attraverso una nota firmata dal segretario Robert Verrocchio, ha condannato con fermezza l’accaduto, definendolo incompatibile con il ruolo istituzionale di chi è chiamato a rappresentare l’intera comunità.

“Una grave ferita per la democrazia locale e per il rispetto che si deve alle istituzioni”, si legge nella presa di posizione del partito, che ha espresso piena solidarietà ad Alessia Nori, ritenuta vittima di attacchi che avrebbero oltrepassato i limiti del normale confronto politico.

Nel documento, il Pd evidenzia inoltre come quello di Montorio al Vomano non sarebbe un episodio isolato. I democratici richiamano infatti altri casi verificatisi recentemente nei consigli comunali di Isola del Gran Sasso e Atri, sostenendo che si tratti del terzo episodio documentato nella provincia di Teramo riconducibile a insulti sessisti o a comportamenti assimilabili alla violenza di genere all’interno delle istituzioni locali.

Una circostanza che, secondo il partito, pone l’attenzione su un problema culturale più ampio, legato al rispetto delle donne impegnate nella vita pubblica e politica.

Da qui la richiesta avanzata direttamente al sindaco affinché presenti pubbliche scuse alla consigliera e alla cittadinanza. “Il rispetto non si impone con il machismo da quattro soldi, si guadagna solo con lo spessore democratico”, ha dichiarato Verrocchio, sottolineando come chi ricopre incarichi istituzionali debba essere un esempio anche nel linguaggio utilizzato durante il confronto politico.

Alla condanna si sono associati anche il segretario regionale del Partito Democratico Daniele Marinelli e la portavoce della Conferenza delle Donne Democratiche, Roberta Tomasi. Per entrambi, le espressioni rivolte alla consigliera non possono essere archiviate come una semplice battuta o come un episodio di ordinaria dialettica politica.

“La gravità dell’accaduto – hanno dichiarato – impone una riflessione sul rispetto che deve caratterizzare il confronto democratico e sul ruolo che gli amministratori pubblici sono chiamati a svolgere all’interno delle istituzioni”.

La vicenda continua intanto ad alimentare il dibattito politico locale, riportando al centro dell’attenzione il tema del linguaggio nelle sedi istituzionali e del rispetto reciproco tra maggioranza e opposizione, principi fondamentali per il corretto funzionamento della vita democratica.