Fuori dal carcere, ma non libero: Alberto Stasi, l’ordinanza del tribunale

Nuova svolta nella vicenda giudiziaria di Alberto Stasi. Il Tribunale di Sorveglianza di Milano ha accolto la richiesta di affidamento in prova ai servizi sociali presentata dal 42enne condannato in via definitiva a 16 anni di reclusione per l’omicidio di Chiara Poggi, avvenuto a Garlasco il 13 agosto 2007. Dopo oltre dieci anni trascorsi in carcere, Stasi lascia così l’istituto penitenziario di Bollate per proseguire l’esecuzione della pena all’esterno, nell’ambito di un percorso di reinserimento già avviato con la semilibertà.

La decisione è maturata al termine di un’attenta valutazione della sua condotta durante gli anni di detenzione e del percorso trattamentale seguito all’interno del sistema penitenziario. I magistrati hanno evidenziato come la concessione della misura alternativa non rappresenti un automatismo legato alla pena residua, ma il risultato di un’analisi approfondita della situazione personale del detenuto e dei pareri favorevoli espressi dagli operatori coinvolti.

Le regole dell’affidamento in prova

L’accesso all’affidamento ai servizi sociali comporta il rispetto di precise prescrizioni. Alberto Stasi dovrà mantenere la residenza indicata all’autorità giudiziaria, osservare gli orari di rientro stabiliti e non potrà lasciare la Lombardia senza una preventiva autorizzazione.

Tra gli obblighi previsti figurano anche il divieto di frequentare persone con precedenti penali e la necessità di proseguire un’attività lavorativa, formativa o di volontariato. Inoltre, dovrà presentarsi periodicamente ai servizi sociali per consentire il monitoraggio del percorso di reinserimento.

Eventuali richieste di ferie o spostamenti fuori regione saranno sottoposte al vaglio del magistrato di sorveglianza, che deciderà sulla base delle relazioni dell’Ufficio di esecuzione penale esterna.

L’ordinanza: “Ha accettato la condanna”

Uno dei passaggi più significativi dell’ordinanza riguarda il comportamento mantenuto da Stasi durante la detenzione. I giudici sottolineano come il condannato abbia accettato di scontare una pena che continua a ritenere ingiusta, senza però sviluppare atteggiamenti ostili nei confronti delle istituzioni.

Nel provvedimento vengono richiamati il rispetto delle regole carcerarie, il pagamento regolare del risarcimento alla famiglia Poggi e la presenza di una rete familiare stabile e di supporto. Elementi che, secondo il Tribunale, contribuiscono a escludere un concreto rischio di recidiva.

Le relazioni degli operatori penitenziari descrivono inoltre una persona capace di instaurare rapporti equilibrati e di affrontare con maturità il percorso rieducativo previsto dall’ordinamento.

La riapertura delle indagini sul caso Garlasco

L’ordinanza prende in considerazione anche gli sviluppi più recenti dell’inchiesta sull’omicidio di Chiara Poggi, tornata al centro dell’attenzione mediatica dopo la riapertura delle indagini che vedono oggi indagato Andrea Sempio.

Secondo i magistrati, Alberto Stasi avrebbe affrontato questa nuova fase con equilibrio e lucidità, senza lasciarsi coinvolgere in polemiche pubbliche e continuando a rispettare rigorosamente le prescrizioni imposte dalla semilibertà.

I giudici evidenziano come il ritorno sotto i riflettori di una delle vicende di cronaca più discusse degli ultimi decenni non abbia compromesso il percorso di reinserimento intrapreso dal detenuto, che ha mantenuto un comportamento collaborativo e responsabile.

Un nuovo capitolo dopo il carcere

Per il Tribunale di Sorveglianza, la concessione dell’affidamento ai servizi sociali rappresenta la naturale prosecuzione di un percorso graduale iniziato con la detenzione e proseguito successivamente con la semilibertà.

La misura alternativa consentirà a Stasi di vivere all’esterno del carcere, pur rimanendo sottoposto ai controlli previsti dalla legge e alle prescrizioni imposte dall’autorità giudiziaria.

Mentre per Alberto Stasi si apre una nuova fase dell’esecuzione della pena, sul fronte investigativo continuano gli accertamenti della Procura di Pavia nell’ambito della nuova inchiesta sull’omicidio di Chiara Poggi, un caso che, a quasi vent’anni dai fatti, continua a mantenere viva l’attenzione dell’opinione pubblica e della magistratura.