Alberto Stasi può uscire dal carcere: i giudici danno via libera all’affidamento in prova ai servizi sociali

Svolta nella fase esecutiva della condanna di Alberto Stasi, condannato in via definitiva per l’omicidio di Chiara Poggi nel caso di Garlasco. Il Tribunale di Sorveglianza di Milano ha accolto la richiesta di affidamento in prova ai servizi sociali, consentendogli di terminare fuori dal carcere gli ultimi due anni della pena residua.
La decisione è stata formalizzata con il deposito dell’ordinanza da parte dei giudici milanesi, arrivata a meno di ventiquattro ore dall’udienza durante la quale anche la Procura Generale aveva espresso parere favorevole all’istanza presentata dai difensori di Stasi, gli avvocati Giada Bocellari e Antonio De Rensis.

La decisione del Tribunale di Sorveglianza
Nel provvedimento ha avuto un peso determinante il percorso seguito da Stasi durante gli anni di detenzione. I magistrati hanno valutato positivamente la condotta mantenuta all’interno del sistema penitenziario, considerata regolare e conforme alle finalità rieducative previste dall’ordinamento.
Durante l’udienza, la sostituta procuratrice generale Valeria Marino ha evidenziato diversi elementi ritenuti favorevoli alla concessione della misura alternativa: l’accettazione della condanna, il risarcimento alla famiglia della vittima e il comportamento tenuto negli ultimi anni, caratterizzato dall’assenza di esposizione mediatica e da una partecipazione costante ai percorsi previsti durante la detenzione.
La decisione è stata assunta dal Tribunale di Sorveglianza di Milano presieduto da Marcello Bortolato.
Dal carcere alla misura alternativa
Alberto Stasi era detenuto nel carcere di Bollate dal dicembre 2015 e già da circa un anno beneficiava del regime di semilibertà, che gli consentiva di uscire durante il giorno per svolgere attività lavorative e rientrare in istituto nelle ore serali.
Con l’affidamento in prova ai servizi sociali viene compiuto un ulteriore passo nel percorso previsto dalla normativa penitenziaria per i detenuti che presentano i requisiti richiesti dalla legge.
La misura consentirà a Stasi di continuare a lavorare presso una società di gestione finanziaria a Milano, pur restando sottoposto a specifiche prescrizioni e a controlli da parte delle autorità competenti.
Cosa cambia con l’affidamento ai servizi sociali
L’uscita dal carcere non equivale a una piena libertà. L’affidamento in prova rappresenta infatti una misura alternativa alla detenzione che impone obblighi precisi e un costante monitoraggio da parte degli organi di controllo.
Tra le prescrizioni possono rientrare limitazioni agli spostamenti, rispetto di orari stabiliti, obblighi di comunicazione e altre condizioni finalizzate a verificare il corretto svolgimento del percorso di reinserimento.
Come ricordato dall’avvocato Daniele Bocciolini in un intervento specialistico, il soggetto affidato ai servizi sociali mantiene lo status di condannato e la misura può essere revocata in qualsiasi momento qualora vengano accertate violazioni delle prescrizioni imposte dal Tribunale.
Gli ultimi due anni di pena
Condannato definitivamente a 16 anni di reclusione per l’omicidio di Chiara Poggi, Stasi sconterà ora all’esterno dell’istituto penitenziario la parte finale della pena.
Secondo quanto emerso nel provvedimento, la decisione del Tribunale di Sorveglianza si inserisce nel percorso ordinario previsto dall’ordinamento penitenziario e non risulta collegata alle vicende investigative che negli ultimi anni hanno riguardato Andrea Sempio.
La misura rappresenta l’ultima fase di un percorso di progressivo reinserimento sociale che sarà comunque sottoposto a verifiche costanti fino all’estinzione definitiva della pena.