Irene Ghergo vuota il sacco su Boncompagni e Non è la Rai: “Le ragazzine erano tutte…”

Irene Ghergo è una delle figure più rilevanti nel panorama della scrittura e della costruzione dei programmi televisivi in Italia. La sua carriera si è sviluppata nel tempo attraverso esperienze diverse, incontri significativi e una lunga attività dietro le quinte dello spettacolo, dove ha contribuito a definire linguaggi e format che hanno segnato un’epoca.
Cresciuta in un ambiente culturalmente vivace, essendo figlia del fotografo Arturo Ghergo, ha avuto fin da giovane accesso a un mondo frequentato da intellettuali e celebrità. Tra le presenze abituali si ricordano nomi come Alberto Moravia, Laura Betti, Dario Bellezza, oltre a icone internazionali come Elizabeth Taylor, Marcello Mastroianni e Audrey Hepburn, figure che rappresentavano un contesto unico e prestigioso.
I suoi primi passi professionali si sono sviluppati accanto a Enrico Lucherini, da cui ha appreso le dinamiche della comunicazione e della promozione nel settore dello spettacolo. In questo periodo ha iniziato a comprendere i meccanismi che regolano la visibilità e il successo televisivo.
Nel corso degli anni non sono certo mancati incontri e situazioni particolari con personalità come Helmut Berger, Romy Schneider, Luchino Visconti e Carmelo Bene. Il suo percorso si è consolidato così all’interno della televisione italiana, dove ha contribuito a realizzare progetti innovativi e programmi destinati a lasciare un segno, grazie a una visione creativa e a una profonda conoscenza del mondo dello spettacolo.
Irene Ghergo ha vuotato il sacco su Boncompagni e Non è la Rai. In seconda pagina tutti i dettagli sulle sue esternazioni.
Uno dei capitoli più noti della sua attività è legato a Non è la Rai, progetto nato con il supporto di Silvio Berlusconi, che contribuì a cambiare profondamente il linguaggio televisivo dell’epoca, introducendo un formato fresco e fortemente innovativo.
Irene Ghergo racconta che l’idea prese forma in un contesto informale, durante un incontro in via dell’Anima. In quell’occasione ci fu anche un curioso equivoco, quando Berlusconi la scambiò per la moglie di Gianni Boncompagni, accogliendola con grande cortesia. Il clima era leggero, tra battute e conversazioni brillanti durante il pranzo.
Nel confronto creativo, Boncompagni avanzava richieste molto radicali, puntando a una gestione autonoma e a una struttura quasi priva di vincoli tecnici, con l’idea di ridurre al minimo le attrezzature tradizionali. Berlusconi, intuendo il potenziale del progetto, decise di assecondare questa visione poco convenzionale.
All’interno del programma, le giovani partecipanti venivano presentate con uno stile preciso e costruito nei dettagli. Tra loro spiccava Ambra Angiolini, la cui immagine fu curata anche nei minimi particolari, dall’acconciatura all’abbigliamento, contribuendo a definirne la popolarità.
Nel tempo non mancarono polemiche e discussioni sulla figura di Boncompagni, accusato da alcuni di atteggiamenti controversi. Ghergo lo descrive però come un artista guidato da una forte fascinazione per l’universo giovanile, pur sottolineando l’assenza di comportamenti inappropriati, e riconoscendogli un ruolo creativo fondamentale nel successo del progetto.
Le ragazzine, ha detto la Ghergo, erano «indisciplinate, si truccavano molto, venivano vestite come a Drive In, le mandavo a cambiarsi. Ambra avrebbe voluto i capelli lisci, glieli ho fatti tenere ricci. E ho scelto il look: cravatta, kilt e gilet». Boncompagni fu accusato di circondarsi di lolite. In proposito ha dichiarato: «Gianni era attratto dall’adolescenza, però mai in maniera laida. Era un pigmalione. Lo so che è difficile difenderlo, ma non ho mai visto una mano fuori posto». Parole forti, quelle rilasciate nella lunga intervista al Corriere, vero?


