“Quanto rischiano di carcere!”. Beatrice morta a due anni, la notizia sulla mamma e il compagno

Prosegue l’inchiesta sulla morte della piccola Beatrice, la bambina di due anni deceduta a Bordighera dopo le gravi violenze che, secondo l’accusa, avrebbe subito all’interno dell’ambiente familiare. Quella di oggi rappresenta una giornata particolarmente importante per il procedimento giudiziario, con gli interrogatori dei due principali indagati chiamati a comparire davanti al giudice.
A essere ascoltati saranno Emanuela Aiello, 43 anni, ed Emanuel Iannuzzi, 42 anni, entrambi destinatari di una misura cautelare e accusati, in concorso, di maltrattamenti aggravati dall’evento morte. Il primo a comparire sarà Iannuzzi, assistito dagli avvocati Maria Gioffré e Cristian Urbini. Successivamente sarà la volta di Aiello, difesa dai legali Laura Corbetta e Bruno Di Giovanni.
Il cambio di accusa deciso dalla Procura
La posizione della donna presenta una particolarità rispetto a quella del compagno. Emanuela Aiello si trova infatti già detenuta dallo scorso 9 febbraio, quando nei suoi confronti era stata inizialmente contestata l’ipotesi di omicidio preterintenzionale in concorso.
Nel corso delle indagini, tuttavia, la Procura di Imperia ha modificato il quadro accusatorio. Gli approfondimenti investigativi hanno portato gli inquirenti a contestare a entrambi il reato di maltrattamenti aggravati dall’evento morte, una fattispecie che prevede conseguenze penali particolarmente severe.

Secondo quanto spiegato dal procuratore capo Alberto Lari, la nuova qualificazione giuridica comporta un aumento significativo della pena prevista. Se per l’omicidio preterintenzionale la reclusione va da dieci a diciotto anni, nel caso dei maltrattamenti aggravati dalla morte della vittima la pena può arrivare fino a ventiquattro anni di carcere.
Le indagini sulla morte della bambina
L’inchiesta ha ricostruito un contesto familiare che gli investigatori definiscono estremamente problematico. Le attività investigative si sono concentrate sull’analisi delle relazioni dei servizi sociali, sulle testimonianze raccolte e sugli accertamenti svolti dopo il decesso della piccola.
Particolarmente rilevanti, secondo gli inquirenti, sarebbero state le dichiarazioni delle due sorelle maggiori di Beatrice, che avrebbero contribuito a delineare il clima vissuto all’interno dell’abitazione. Dalle testimonianze emergerebbe un contesto caratterizzato da privazioni, punizioni severe e frequenti episodi di tensione familiare.
Gli investigatori stanno inoltre approfondendo numerosi episodi che, secondo l’accusa, potrebbero dimostrare l’esistenza di maltrattamenti sistematici protratti nel tempo.
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I contenuti trovati nello smartphone
Tra gli elementi acquisiti durante le indagini figurano anche alcuni materiali digitali sequestrati dagli investigatori. Secondo la Procura, nello smartphone riconducibile a Emanuel Iannuzzi sarebbero stati rinvenuti file ritenuti particolarmente importanti per la ricostruzione dei fatti.
Si tratterebbe di immagini e video che, secondo gli inquirenti, potrebbero contribuire a chiarire ulteriormente le condizioni della bambina e il contesto familiare nel quale viveva.
Tutto il materiale raccolto, insieme alle testimonianze e agli altri accertamenti svolti, costituisce la base dell’impianto accusatorio che ha portato all’emissione delle misure cautelari nei confronti dei due indagati.
Nelle prossime ore gli interrogatori potrebbero fornire nuovi elementi utili agli investigatori. Resta intanto aperto il percorso giudiziario che dovrà accertare responsabilità e dinamica dei fatti che hanno portato alla tragica morte della piccola Beatrice, una vicenda che continua a suscitare profonda commozione e indignazione nell’opinione pubblica.