“Lo facevano a turno, poi dicevano: ecco che facciamo se ci provi”. Stup***a per giorni, il racconto dell’orrore

Roma si trova ad affrontare una delle sue sfide più complesse: garantire la sicurezza nei quartieri urbani caratterizzati da un’elevata presenza di flussi turistici, spesso in contrasto con le zone periferiche e degradate della città. La convivenza tra aree di accoglienza formale, come hotel e ostelli, e sacche di marginalità sociale, occupazioni abusive e spazi abbandonati rende difficile un monitoraggio efficace, aumentando i rischi di episodi di devianza e vulnerabilità estreme.
Una testimonianza drammatica ha portato alla ribalta questa problematica: quella di una turista colombiana di 32 anni, ascoltata in un’udienza protetta davanti alle autorità giudiziarie. La donna ha raccontato di essere stata adescata e sequestrata in uno stabile abbandonato alla periferia di Roma, dove è stata violentata ripetutamente da un gruppo di cinque uomini, tra gambiani, nigeriani e maliani, ora in carcere con l’accusa di violenza sessuale di gruppo aggravata.
L’episodio risale al 16 maggio, quando la turista era arrivata in città con un’amica e alloggiava in un ostello vicino alla stazione Termini. Dopo aver incontrato un giovane in un ristorante, che le aveva proposto di fumare hashish, la donna è stata costretta a seguirlo fino a un furgone e caricata contro la sua volontà. Trasportata in via Cesare Tallone, in zona Tor Sapienza, è rimasta intrappolata per 72 ore, durante le quali ha subito violenze ripetute sotto minaccia di morte. La fuga, rocambolesca, è avvenuta saltando da un balcone, mentre sentiva qualcuno armeggiare con una pistola.
L’intervento della Polizia, attivato da un passante, ha portato all’arresto dei cinque presunti aggressori durante un blitz nell’edificio coinvolto. Oltre ai cinque, sono stati identificati altri 17 individui privi di regolare permesso di soggiorno. La vittima ha riconosciuto i suoi aggressori, che ora si trovano nel carcere di Regina Coeli.
Tuttavia, la difesa ha sollevato dubbi sulla ricostruzione dei fatti, contestando l’attendibilità della testimonianza della donna, che avrebbe fornito più versioni dei fatti e che testimoni avrebbe visto la vittima nei pressi del palazzo anche un mese prima dell’episodio.
L’episodio evidenzia come il degrado e l’assenza di controlli nelle zone periferiche possano favorire episodi di violenza e di sfruttamento, mettendo in discussione l’efficacia delle misure di sicurezza adottate sino ad ora. La vicenda riaccende il dibattito sulla necessità di interventi integrati, che coinvolgano forze dell’ordine, servizi sociali e istituzioni locali, per garantire non solo la sicurezza dei visitatori, ma anche la tutela delle comunità più vulnerabili e la riqualificazione di zone ad alto rischio.
In un contesto in cui i confini tra sicurezza, marginalità e diritti umani si fanno sempre più labili, questa vicenda sottolinea l’urgenza di strategie efficaci e condivise per affrontare le sfide di una città che deve coniugare accoglienza e tutela dell’ordine pubblico.