Guerra in Iran, accordo raggiunto per proroga tregua di 60 giorni: manca l’ok di Trump

Il Medio Oriente si risveglia ancora una volta sull’orlo di una nuova escalation. La guerra in Iran entra infatti in una fase ad altissima tensione, con lo Stretto di Hormuz tornato al centro dello scontro militare e diplomatico tra Teheran e Washington, mentre contemporaneamente si riaccendono i fronti israeliano, libanese e palestinese.
Nelle ultime ore si sono registrate esplosioni nell’area di Bandar Abbas, nuovi raid statunitensi contro obiettivi iraniani e attacchi con droni rivendicati da Hezbollah nel nord di Israele. Sullo sfondo resta il fragile tentativo di mantenere viva la tregua: secondo Axios sarebbe stato raggiunto un accordo per prorogare il cessate il fuoco di altri sessanta giorni, ma manca ancora il via libera definitivo di Donald Trump.
Hormuz, l’Iran apre il fuoco contro quattro imbarcazioni
La tensione più alta si concentra nello Stretto di Hormuz, il passaggio strategico attraverso cui transita una quota enorme del petrolio mondiale. Secondo i media iraniani, quattro imbarcazioni che tentavano di attraversare lo stretto sarebbero state intercettate dalle forze navali di Teheran.
Le autorità sostengono che le navi non avessero coordinato il passaggio con gli organi iraniani competenti. Dopo un primo avvertimento ignorato, le unità militari avrebbero aperto il fuoco costringendo le imbarcazioni a invertire la rotta.
La crisi nello stretto si è aggravata ulteriormente dopo le nuove sanzioni imposte dagli Stati Uniti contro la Persian Gulf Strait Authority, l’organismo creato da Teheran per gestire il traffico marittimo nella zona.
Raid Usa su Bandar Abbas e droni abbattuti
Nella notte tre esplosioni sono state udite a est di Bandar Abbas, uno dei principali snodi strategici iraniani sul Golfo Persico. Le difese antiaeree sarebbero entrate in funzione per diversi minuti mentre le autorità avviavano verifiche sull’origine dei boati.
Secondo media statunitensi, gli Stati Uniti avrebbero colpito un sito militare iraniano considerato una minaccia diretta per le truppe americane e per la navigazione commerciale nella regione.
Washington sostiene inoltre di aver abbattuto quattro droni lanciati dall’Iran contro una nave commerciale americana. Un quinto velivolo sarebbe stato neutralizzato dopo un attacco contro un centro di controllo nella zona portuale di Bandar Abbas.
Le Guardie Rivoluzionarie iraniane hanno quindi annunciato una rappresaglia contro una base statunitense, alimentando il rischio di uno scontro diretto sempre più ampio tra i due Paesi.
Israele-Hezbollah, torna la paura al confine nord
Parallelamente si infiamma nuovamente anche il fronte tra Israele e Libano. Nel nord dello Stato ebraico sono risuonate le sirene d’allarme per una possibile infiltrazione di velivoli ostili.
Poco dopo Hezbollah ha rivendicato un attacco con droni contro una zona militare israeliana al confine. Nell’operazione è morta una soldatessa dell’Idf, identificata come il sergente Rotem Yanai, 20 anni, mentre due riservisti sono rimasti feriti, uno dei quali gravemente.
In risposta, l’esercito israeliano ha annunciato raid contro infrastrutture di Hezbollah nell’area di Tiro, nel Libano meridionale. Prima degli attacchi, Israele aveva ordinato l’evacuazione immediata di diversi edifici e invitato i residenti a spostarsi verso nord.
Nonostante il cessate il fuoco formalmente ancora in vigore, il confine israelo-libanese torna quindi a essere uno dei punti più caldi dell’intera regione.
Gaza, peggiora il bilancio dei raid israeliani
Anche la Striscia di Gaza continua a vivere ore drammatiche. Il bilancio delle vittime di un raid israeliano contro Gaza City è salito ad almeno sette morti e quindici feriti, secondo fonti mediche dell’ospedale Al-Shifa e dell’agenzia Wafa.
L’esercito israeliano sostiene di aver colpito due esponenti di Hamas nel nord della Striscia, ma il numero crescente delle vittime civili continua ad alimentare polemiche e tensioni internazionali.
Petrolio in rialzo e mercati in allarme
La nuova escalation ha avuto effetti immediati anche sui mercati internazionali. I prezzi del petrolio sono tornati a salire dopo i raid americani in Iran e gli incidenti nello Stretto di Hormuz, mentre le principali borse asiatiche hanno chiuso in ribasso.
Gli investitori temono infatti che il deterioramento della situazione possa compromettere il traffico energetico nel Golfo Persico e provocare nuove ripercussioni sull’economia globale.
La tregua resta appesa a un filo
Nonostante il clima di guerra crescente, nelle ultime ore sarebbe stato raggiunto un accordo preliminare per prorogare la tregua di altri sessanta giorni. Secondo Axios manca però ancora il via libera definitivo di Donald Trump.
Le parti coinvolte sembrano comunque voler evitare, almeno per il momento, un’escalation incontrollabile. Ma la moltiplicazione dei fronti aperti — dall’Iran al Libano, passando per Gaza e il Golfo — rende la situazione estremamente fragile.
Il Medio Oriente si ritrova così sospeso tra diplomazia e rappresaglia, con il rischio concreto che anche un singolo incidente possa trasformare la crisi attuale in un conflitto regionale ancora più ampio.