Spari fuori dalla Casa Bianca, morto l’attentatore: aveva 21 anni e minacciava Trump sui social

Un violento scontro a fuoco davanti alla residenza presidenziale di Washington ha fatto scattare il panico tra giornalisti, agenti del Secret Service e personale presente al complesso. La sparatoria, avvenuta nel tardo pomeriggio, si è conclusa con la morte dell’attentatore, un uomo di 21 anni identificato come Nasir Best.

Secondo le prime ricostruzioni, Best avrebbe aperto il fuoco contro una postazione di sicurezza nei pressi del Gate 17, sul lato ovest della Casa Bianca. Si stimano circa trenta colpi esplosi prima dell’intervento degli agenti federali, che hanno risposto al fuoco e neutralizzato l’assalitore. Durante l’episodio, una persona coinvolta è rimasta gravemente ferita e ricoverata in ospedale.

L’intera area è stata immediatamente isolata e messa in sicurezza, con giornalisti e personale rifugiati nella sala stampa mentre forze speciali e FBI circondavano la zona. All’interno della residenza, il momento ha generato grande tensione: il presidente Donald Trump si trovava nello Studio Ovale, impegnato nel lavoro su un possibile accordo con l’Iran, quando ha sentito gli spari. Poco dopo, ha condiviso su social Truth un messaggio di calma e di impegno per la sicurezza nazionale.

Il profilo dell’attentatore e i suoi precedenti

Le autorità hanno confermato che Nasir Best era già noto ai servizi di sicurezza per precedenti episodi legati a problemi psichiatrici e comportamenti ossessivi nei confronti della Casa Bianca. Le indagini successive hanno rivelato che l’uomo sosteneva di essere “Gesù Cristo”, “Dio” e addirittura “il vero Osama bin Laden”. Nei suoi profili social, si era anche scritto di voler fare del male al presidente Donald Trump.

Il giovane aveva già avuto in passato confronti con le forze dell’ordine: nel giugno del 2025 era stato fermato dopo aver bloccato una corsia di accesso alla residenza presidenziale. In quell’occasione, era stato sottoposto a una valutazione psichiatrica presso un istituto specializzato di Washington. Poche settimane dopo, era stato arrestato nuovamente per aver tentato di entrare in un vialetto interno del complesso. Un giudice aveva emesso un ordine restrittivo che gli vietava di avvicinarsi alla Casa Bianca.

Reazioni e misure di sicurezza

L’attacco ha riacceso il timore di nuovi tentativi di assalto contro il presidente, che si trovava all’interno dello Studio Ovale al momento degli spari. Solo poche settimane prima, erano già accaduti altri episodi inquietanti, tra cui una sparatoria durante la cena dei corrispondenti della Casa Bianca e l’arresto di un uomo armato a poca distanza dalla residenza.

Dopo l’incidente, Trump ha ringraziato pubblicamente il Secret Service e le forze dell’ordine per la pronta risposta, sottolineando come questo episodio evidenzi la necessità di rafforzare ulteriormente le misure di sicurezza attorno alla Casa Bianca. In un messaggio, il presidente ha affermato che “serve l’area più sicura mai costruita” e ha ribadito la sua volontà di garantire la massima protezione alla residenza presidenziale.