
A riaccendere il confronto sul delitto di Garlasco è stata la trasmissione “Ore 14 Sera”, condotta da Milo Infante, dove si è discusso delle impronte e delle tracce biologiche legate all’inchiesta sulla morte di Chiara Poggi. Durante il programma sono intervenuti diversi esperti e consulenti coinvolti negli approfondimenti investigativi degli ultimi anni.
Nel corso del dibattito, Infante ha evidenziato il peso attribuito dagli investigatori ad alcune impronte rinvenute sulla scena. «Il Dna e l’impronta 33 sono fondamentali, ma c’è anche l’impronta 42 davanti allo specchio», ha spiegato il conduttore, aggiungendo che gli investigatori starebbero valutando la compatibilità della misura della scarpa di Andrea Sempio con l’orma repertata all’interno dell’abitazione.
A ridimensionare alcune interpretazioni è intervenuto il generale Luciano Garofano, che ha sottolineato come la questione tecnica resti ancora aperta. «Bisognerà dimostrare se Sempio possa calzare quella misura e se Alberto Stasi possa invece avere un piede più piccolo», ha dichiarato, invitando alla prudenza prima di trasformare ipotesi investigative in certezze definitive.

Molto duro anche l’intervento dell’avvocato Antonio De Rensis, legale di Alberto Stasi, che ha accusato parte del dibattito mediatico di voler continuamente riaprire il processo già definito dalla giustizia italiana. «Stasi è stato già riconosciuto colpevole, concentriamoci sulle nuove verifiche e smettiamo di trasformare tutto in distrazione mediatica», ha dichiarato durante il confronto televisivo.
Di parere opposto il criminalista Dario Redaelli, che ha ribadito come le indagini su Andrea Sempio siano nate proprio all’interno delle strategie difensive sviluppate negli anni attorno alla posizione di Alberto Stasi. Nel frattempo, sui social network il dibattito continua a crescere tra chi sostiene la necessità di approfondire ogni nuovo elemento investigativo e chi, invece, ritiene ormai definitive le conclusioni raggiunte dalla magistratura sul caso di Garlasco.
