Flotilla, tra gli attivisti ricoverati a Istanbul ci sono anche italiani

L’inchiesta sull’abbordaggio della Flotilla da parte delle autorità israeliane si allarga e assume contorni sempre più delicati. La Procura di Roma, oltre al reato di sequestro di persona già al centro degli accertamenti, sta infatti valutando anche ulteriori ipotesi investigative, tra cui tortura e violenza sessuale.

I magistrati di piazzale Clodio hanno avviato una serie di verifiche dopo le denunce e le testimonianze raccolte nelle ultime ore dagli attivisti rientrati in Italia, coinvolti nella missione umanitaria diretta verso Gaza.

Il video diffuso da Ben-Gvir sotto esame

Tra gli elementi al vaglio degli inquirenti c’è anche un video pubblicato sui social dal ministro della Sicurezza nazionale israeliano Itamar Ben-Gvir. Nelle immagini si vedrebbero alcuni attivisti inginocchiati e con le mani legate dietro la schiena durante le operazioni successive all’abbordaggio.

La Procura intende analizzare attentamente il filmato per verificare la presenza di cittadini italiani e valutare il contesto in cui sarebbero avvenuti i fatti mostrati nel video.

Gli accertamenti riguarderanno anche eventuali dichiarazioni rivolte agli attivisti e le condizioni di fermo e trasferimento subite dopo l’intervento delle autorità israeliane.

Ascoltati i primi attivisti rientrati in Italia

Parallelamente all’analisi dei materiali video, la magistratura romana ha già iniziato a raccogliere le prime testimonianze.

Tra le persone ascoltate figura il deputato del Movimento 5 Stelle Dario Carotenuto, sentito su delega della Procura dopo il suo rientro dalla missione.

Le deposizioni degli attivisti saranno fondamentali per ricostruire quanto accaduto durante il fermo e nei momenti successivi all’intercettazione delle imbarcazioni della Flotilla.

Decine di ricoveri a Istanbul

Secondo quanto riferito dalla Global Sumud Flotilla, circa cinquanta attivisti sarebbero stati ricoverati a Istanbul dopo il rilascio, a causa di lesioni riportate durante il periodo di detenzione in Israele.

Tra i ricoverati ci sarebbe anche un cittadino italiano.

“Stiamo cercando in queste ore di avere notizie sulle sue condizioni di salute”, ha dichiarato la portavoce italiana della missione, Maria Elena Delia. “Ci riferiscono che molti hanno riportato lesioni serie e che alcuni si trovano in stato di shock”.

Le condizioni fisiche e psicologiche degli attivisti potrebbero ora diventare uno degli elementi centrali dell’inchiesta italiana.

I legali preparano una nuova denuncia

Nel frattempo, il team legale che assiste gli attivisti italiani sta lavorando a una nuova denuncia formale da presentare alla Procura di Roma.

Le avvocate incaricate stanno raccogliendo ulteriori testimonianze e documentazione sanitaria per integrare la denuncia-querela già depositata lo scorso 19 maggio.

L’obiettivo è segnalare ai magistrati tutti i presunti reati che sarebbero stati commessi durante le operazioni di fermo, trasferimento e detenzione degli attivisti coinvolti nella missione.

Le indagini sono ancora preliminari

Al momento non risultano persone formalmente indagate né contestazioni specifiche a carico di singoli soggetti. L’inchiesta si trova ancora nella fase preliminare e punta a verificare la fondatezza delle accuse attraverso testimonianze, immagini video e referti medici.

La Procura di Roma dovrà ora valutare il materiale raccolto per stabilire se esistano elementi sufficienti per configurare eventuali responsabilità penali nell’ambito dell’operazione che ha coinvolto la Flotilla e i suoi partecipanti.