“Ridicolo”. La decisione della procura su Koudri indigna gli italiani: esplode la rabbia

La Procura di Modena ha deciso, al momento, di non contestare le aggravanti di terrorismo, odio razziale e premeditazione nei confronti di Salim El Koudri, il 31enne accusato di aver travolto otto persone nel centro cittadino con la propria auto.

Resta invece ferma l’accusa principale di strage, oltre alle contestazioni relative alle lesioni gravissime riportate dalle persone coinvolte. La Procura ha inoltre richiesto la convalida dell’arresto e la custodia cautelare in carcere, come confermato dal legale dell’indagato, l’avvocato Fabio Giannelli.

L’udienza in carcere e il silenzio dell’indagato

Nel corso dell’udienza di convalida, tenuta all’interno del carcere di Modena, El Koudri avrebbe scelto di non rispondere alle domande del giudice per le indagini preliminari, evitando di ricostruire la dinamica dei fatti o di fornire spiegazioni sulle motivazioni del gesto.

Durante l’interrogatorio, il 31enne non avrebbe rilasciato dichiarazioni, ma avrebbe consegnato agli investigatori i codici di sblocco del proprio telefono cellulare. Il dispositivo sarà ora analizzato per ricostruire eventuali contatti, attività online e possibili elementi utili all’inchiesta.

Secondo quanto riferito dalla difesa, l’uomo sarebbe apparso “più lucido” rispetto ai momenti immediatamente successivi all’arresto.

Il nodo delle condizioni psichiche

Uno degli elementi che potrebbe assumere un ruolo centrale nell’indagine riguarda lo stato mentale dell’indagato. Il difensore ha infatti richiesto una valutazione specialistica, con l’ipotesi di un supporto farmacologico per stabilizzare le sue condizioni psicologiche.

L’avvocato ha descritto un colloquio in cui il 31enne avrebbe mostrato segnali di forte fragilità, elemento che apre ora alla possibilità di approfondimenti psichiatrici da parte dei consulenti nominati dalla magistratura.

L’ipotesi della premeditazione esclusa

Tra gli aspetti più rilevanti emersi dall’udienza vi è la mancata contestazione dell’aggravante della premeditazione. Secondo la difesa, gli inquirenti non avrebbero al momento individuato elementi sufficienti per dimostrare che il gesto sia stato pianificato in anticipo.

«Non è stata accertata perché nessuno ha ancora compreso cosa sia scattato nella sua mente quel giorno», ha dichiarato l’avvocato Giannelli, sottolineando come sarà necessario un approfondimento psichiatrico per chiarire la capacità di intendere e di volere dell’indagato.

Le indagini e la ricostruzione dei fatti

Gli investigatori stanno ora lavorando sulla ricostruzione delle ore precedenti all’episodio, analizzando spostamenti, contatti e possibili segnali utili a comprendere lo stato emotivo dell’uomo prima dell’aggressione.

Particolare attenzione sarà dedicata all’analisi del telefono cellulare, che potrebbe fornire informazioni decisive per ricostruire il contesto in cui è maturato il gesto.

Nel frattempo, la città di Modena resta segnata da quanto accaduto, mentre le vittime continuano il loro percorso di cura e l’inchiesta prosegue per chiarire ogni aspetto di una vicenda che ha profondamente scosso l’opinione pubblica e aperto interrogativi ancora irrisolti sulla natura dell’episodio.