Meloni sfida l’Europa sul caro energia: la richiesta a von der Leyen

La presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha aperto un nuovo fronte negoziale con Bruxelles sul tema dei conti pubblici e della crisi energetica. Nelle ultime ore, secondo quanto emerso, la premier avrebbe inviato una lettera alla presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen per chiedere maggiore flessibilità sui vincoli di bilancio dell’Unione, alla luce delle tensioni internazionali e dell’impatto sul costo dell’energia.
Al centro della richiesta italiana c’è un principio politico preciso: la sicurezza energetica viene equiparata alla sicurezza strategica e militare. Da qui la proposta di estendere anche al settore energetico gli strumenti straordinari già previsti per gli investimenti nella difesa.
La richiesta dell’Italia
Nel dettaglio, il governo italiano punta a ottenere l’estensione della cosiddetta National Escape Clause, la clausola che consente agli Stati membri di derogare temporaneamente ai vincoli del Patto di stabilità europeo aumentando il deficit pubblico senza che questo venga immediatamente conteggiato nei parametri ordinari.
La misura era stata pensata inizialmente per consentire maggiori spese nel settore della difesa, fino a circa l’1,5% del Pil, nell’ambito delle strategie europee di rafforzamento militare. Roma chiede ora che lo stesso meccanismo venga applicato anche agli interventi contro il caro energia, dai carburanti alle bollette.
In termini concreti, l’eventuale estensione consentirebbe all’Italia di finanziare nuovi interventi economici attraverso un maggiore ricorso al debito pubblico, senza incorrere immediatamente nelle restrizioni previste dalle regole europee.
Le motivazioni del governo
Nella lettera inviata a von der Leyen, Meloni avrebbe sottolineato la necessità di garantire equità tra i diversi ambiti strategici, evidenziando come risulti difficile spiegare all’opinione pubblica perché l’Unione Europea consenta deroghe per il riarmo ma non per sostenere famiglie e imprese colpite dall’aumento dei costi energetici.
La posizione del governo si inserisce in un contesto internazionale segnato dalle tensioni in Medio Oriente e dai timori legati allo Stretto di Hormuz, snodo cruciale per il transito del petrolio. Un’eventuale escalation, secondo le valutazioni dell’esecutivo, potrebbe avere effetti significativi sui prezzi dell’energia e sulla crescita economica europea.
Il nodo del programma SAFE
La richiesta italiana si intreccia anche con il dibattito sul programma europeo SAFE, lo strumento finanziario pensato per sostenere le spese militari dei Paesi membri attraverso prestiti agevolati.
L’Italia aveva già predisposto un piano da circa 15 miliardi di euro legato a questo strumento, ma nelle ultime settimane sia il governo sia il ministero dell’Economia guidato da Giancarlo Giorgetti avrebbero manifestato perplessità sull’impostazione complessiva, sostenendo che la crisi energetica rischia di avere impatti economici ancora più rilevanti rispetto alla spesa per la difesa.
La posizione di Bruxelles
La risposta preliminare della Commissione europea non sarebbe però favorevole alla richiesta italiana. Un portavoce di Bruxelles avrebbe chiarito che, allo stato attuale, gli strumenti straordinari previsti dal Patto di stabilità non contemplano deroghe specifiche per il settore energetico.
La Commissione mantiene inoltre una linea prudente sull’eventuale ampliamento delle flessibilità fiscali, ricordando che sospensioni generalizzate delle regole di bilancio sarebbero giustificate solo in presenza di una recessione economica su scala europea, come avvenuto durante la pandemia da Covid-19.
Le previsioni attuali indicano infatti una crescita moderata del Pil dell’Unione europea nel 2026, seppure in un contesto caratterizzato da forte incertezza geopolitica.
Il nodo del debito pubblico
Dietro il confronto con Bruxelles si inserisce anche una questione interna particolarmente delicata: il possibile ricorso a nuovo debito pubblico. Per finanziare eventuali misure contro il caro energia, il governo potrebbe infatti ricorrere a uno scostamento di bilancio, aumentando temporaneamente il deficit rispetto agli obiettivi fissati nella legge di bilancio.
Una scelta che, tuttavia, potrebbe suscitare preoccupazioni sui mercati finanziari, soprattutto alla luce dell’elevato livello del debito italiano. Per questo motivo, l’esecutivo punta a costruire un quadro europeo condiviso che renda politicamente e finanziariamente più sostenibile un eventuale aumento della spesa pubblica.
L’obiettivo del governo è quello di presentare eventuali interventi non come iniziative isolate, ma come parte di una strategia coerente con gli strumenti straordinari già attivati a livello europeo in altri settori considerati strategici.