La testimonianza dei 2 egiziani che hanno bloccato l’attentatore El Koudri

Ci sono momenti in cui una città si ritrova improvvisamente sospesa tra paura, incredulità e bisogno di reagire. È quello che è accaduto nel cuore di Modena, dove in pochi istanti il centro storico si è trasformato nello scenario di scene concitate che hanno lasciato senza parole residenti e passanti. Tra urla, persone in fuga e l’intervento immediato dei soccorsi, a colpire l’attenzione è stata soprattutto la reazione di alcuni cittadini che non hanno esitato a intervenire.

Mentre le forze dell’ordine cercavano di ricostruire quanto accaduto, sui social hanno iniziato a circolare video girati con i cellulari. Immagini confuse ma eloquenti, che mostrano persone rincorrere un uomo nel tentativo di fermarlo prima che potesse continuare la sua fuga. In mezzo al caos, due volti sono diventati simbolo di coraggio e prontezza: quelli di un padre e di suo figlio, entrambi originari dell’Egitto.

La loro storia, emersa nelle ore successive, racconta di una semplice passeggiata in centro trasformata in qualcosa di completamente diverso. Nessun piano, nessuna esitazione. Solo l’istinto di intervenire davanti a una situazione che appariva fuori controllo. Un gesto che oggi molti definiscono eroico, ma che i diretti interessati descrivono con estrema semplicità, quasi come fosse stato naturale agire in quel modo.

Intanto la città continua a interrogarsi su quanto accaduto e sulle possibili conseguenze di una vicenda che ha profondamente colpito l’opinione pubblica. Le testimonianze raccolte dagli investigatori stanno contribuendo a chiarire i minuti più delicati dell’accaduto, mentre cresce il riconoscimento verso chi ha aiutato a fermare il responsabile prima dell’arrivo della polizia. Anche le istituzioni locali hanno voluto sottolineare il valore di quei gesti, considerati decisivi per evitare conseguenze ancora più gravi.

Dietro quelle immagini che hanno fatto il giro del web, però, si nasconde un racconto umano molto più profondo, fatto di paura, coraggio e speranze per il futuro. Ma cosa hanno raccontato davvero i due uomini che hanno bloccato Salim El Koudri?

Quando tutto è iniziato, Osama Mohamed Shallaby si trovava nel centro di Modena insieme al figlio Mohamed Osama. Stavano passeggiando tranquillamente quando hanno visto arrivare l’auto a velocità sostenuta. In pochi secondi la situazione è precipitata: persone che cercavano riparo, urla e grande confusione. L’uomo, 56 anni, ha raccontato di aver visto scene che non dimenticherà facilmente, mentre il veicolo terminava la sua corsa a pochi metri da loro.

È stato in quel momento che, secondo la sua testimonianza, lui e il figlio hanno deciso di intervenire. «Ho visto quello che scappava con la lama in mano e ho detto a mio figlio di rincorrerlo», ha spiegato Osama. Il giovane ventenne, insieme a un altro ragazzo originario del Bangladesh, ha raggiunto Salim El Koudri riuscendo a immobilizzarlo a terra. Un intervento che si è rivelato fondamentale soprattutto perché, stando al loro racconto, pochi istanti prima l’uomo aveva già ferito Luca Signorelli e stava tentando di colpirlo ancora. Mohamed sarebbe riuscito a bloccare il braccio dell’aggressore facendogli perdere l’arma.

Le immagini riprese dai presenti mostrano solo una parte della scena, ma il racconto di Osama aiuta a comprendere meglio quei momenti concitati. Lui stesso ha spiegato di non aver potuto correre velocemente a causa di una precedente operazione al cuore, ma di aver seguito comunque il figlio durante l’inseguimento. Alla domanda sulla paura, la risposta è arrivata senza esitazioni: «Noi abbiamo paura solo di Dio, la nostra fine quando arriva arriva». Parole che hanno colpito molti cittadini e che nelle ultime ore stanno circolando ampiamente anche online.

Osama vive in Italia da circa trent’anni e lavora come muratore. Grazie al ricongiungimento familiare è riuscito recentemente a portare nel nostro Paese anche i suoi figli. Racconta di sperare per loro in un futuro stabile e in un lavoro. Nonostante le difficoltà affrontate negli anni, compresa la lunga attesa per una casa popolare richiesta più volte, l’uomo ha ribadito di sentirsi bene a Modena, città che considera accogliente e dove dice di essersi sempre trovato bene.

Nelle ore successive ai fatti, padre e figlio sono stati invitati sul palco dal sindaco e dal presidente della Regione per ricevere l’applauso della città. Un riconoscimento che Osama accoglie con gratitudine ma anche con grande semplicità. Nel suo racconto non ci sono toni enfatici, solo la convinzione di aver fatto ciò che riteneva giusto. E proprio questa spontaneità, unita al coraggio dimostrato in quei minuti drammatici, ha trasformato la loro storia in uno dei simboli più forti emersi dopo quanto accaduto a Modena.