“Cos’abbiamo trovato”. Maldive, la scoperta dei soccorritori sul corpo di Gianluca

Si chiama Gianluca Benedetti il primo sub italiano recuperato dopo la tragedia avvenuta nelle acque delle Maldive, dove cinque italiani hanno perso la vita durante un’immersione nell’atollo di Vaavu. Un dramma ancora avvolto da molti interrogativi e che nelle ultime ore ha assunto contorni sempre più drammatici.

Nelle prime fasi successive all’incidente era circolata la notizia che il primo corpo individuato appartenesse alla biologa genovese Monica Montefalcone. Successivamente, però, le operazioni di identificazione hanno chiarito che il sub recuperato era invece Benedetti, istruttore e capobarca originario di Padova.

Il corpo dell’uomo è stato trovato all’interno di una grotta sommersa a circa 50 metri di profondità, con la bombola completamente scarica. Un dettaglio che sta assumendo un ruolo centrale nelle indagini aperte dalle autorità maldiviane e italiane.

Secondo una delle ipotesi investigative principali, il gruppo potrebbe essere rimasto intrappolato nel sistema di cavità sommerse senza riuscire a trovare una via d’uscita, consumando progressivamente tutto l’ossigeno disponibile. Le ricerche degli altri quattro italiani, sospese temporaneamente a causa del maltempo e del mare agitato, riprenderanno nelle prossime ore.

A coordinare le operazioni è la Maldives National Defense Force, che ha spiegato come il corpo di Benedetti sia stato individuato nella seconda di tre cavità collegate tra loro. Gli investigatori ritengono che gli altri sub possano trovarsi nella terza e ultima sezione della grotta, situata a circa 60 metri di profondità, un’area ancora inesplorata a causa delle condizioni estreme del mare.

Le operazioni di recupero si stanno rivelando particolarmente difficili. Pioggia intensa, vento forte e onde alte hanno costretto più volte guardia costiera e soccorritori a interrompere le immersioni. Anche la “Duke of York”, l’imbarcazione dalla quale il gruppo era partito per l’escursione subacquea, non è riuscita a rientrare nel porto di Malé. A bordo si trovano altri venti italiani, rimasti illesi ma profondamente sotto shock.

La tragedia si è consumata durante un’immersione organizzata nell’ambito di una crociera scientifica. I cinque sub si erano immersi intorno alle 11 del mattino e avrebbero dovuto riemergere entro circa un’ora. Quando a mezzogiorno il gruppo non è tornato in superficie, l’equipaggio ha immediatamente lanciato l’allarme.

Oltre a Benedetti, nel gruppo disperso si trovavano la docente universitaria Monica Montefalcone, sua figlia Giorgia Sommacal, la ricercatrice Muriel Oddenino e l’istruttore subacqueo Federico Gualtieri. Tutti erano considerati sub esperti, circostanza che rende ancora più difficile comprendere cosa possa essere accaduto nella grotta sommersa.

Gli investigatori stanno valutando diverse possibilità: un problema tecnico alle bombole, la perdita dell’orientamento nei cunicoli subacquei oppure forti correnti che avrebbero impedito al gruppo di risalire. Al momento, però, il particolare ritenuto più significativo resta proprio l’esaurimento completo della bombola di Benedetti, elemento che farebbe pensare a una lunga permanenza sott’acqua.

Nel frattempo la polizia delle Maldive ha iniziato ad ascoltare i testimoni presenti sulla “Duke of York” e sta acquisendo tutta la documentazione relativa all’attrezzatura utilizzata durante l’immersione. Sotto esame ci sono anche le procedure di sicurezza adottate prima della discesa e la preparazione delle bombole.

Parallelamente, anche la Procura di Roma ha aperto un fascicolo e attende gli atti dalle autorità locali per fare luce sulla tragedia.

Restano infine da chiarire le reali condizioni meteo al momento dell’immersione. Alcune prime ricostruzioni parlavano di allerta gialla, ma diversi testimoni presenti sulla barca hanno raccontato di un mare relativamente tranquillo e di una visibilità ritenuta ottima per le immersioni. Anche Carlo Sommacal, marito della professoressa Montefalcone, ha sottolineato come la moglie fosse una subacquea molto esperta e prudente.

Le ricerche proseguiranno con un nuovo tentativo di raggiungere la terza cavità sommersa, il punto dove si teme possano trovarsi gli altri quattro italiani. Le autorità maldiviane hanno definito l’operazione “ad altissimo rischio” a causa della profondità e della conformazione estremamente complessa della grotta. Sul posto potrebbero arrivare anche gli specialisti della Dan Europe, pronti a collaborare sia nelle operazioni di recupero sia nelle indagini sulle cause della tragedia.