Scoperto “Conan”, il batterio quasi indistruttibile: l’ipotesi degli scienziati

Un batterio quasi impossibile da distruggere potrebbe cambiare il modo in cui gli scienziati pensano all’origine della vita sulla Terra. È il Deinococcus radiodurans, soprannominato dagli studiosi “Conan il batterio” per la sua incredibile capacità di sopravvivere anche alle condizioni più estreme.
Secondo alcuni ricercatori, questo microrganismo potrebbe addirittura essere arrivato sul nostro pianeta viaggiando nello spazio all’interno di un asteroide.
Il batterio più resistente conosciuto
Il Deinococcus radiodurans è noto da anni alla comunità scientifica come uno degli organismi più resistenti mai scoperti. È in grado di sopravvivere a radiazioni, freddo estremo, disidratazione e perfino al vuoto, condizioni che per la maggior parte delle forme di vita sarebbero letali.
Proprio per questa resistenza straordinaria è stato soprannominato “Conan”, come il celebre guerriero dei film, ed è spesso studiato per capire i limiti della vita negli ambienti più ostili.
L’esperimento che simula un impatto cosmico
Un team di ricercatori della Johns Hopkins University ha sottoposto il batterio a un esperimento estremo per verificare se un microrganismo potrebbe sopravvivere a un impatto meteoritico.
Nel laboratorio, le colonie di batteri sono state sottoposte a pressioni gigantesche – fino a circa 30.000 volte la pressione atmosferica terrestre – simulando ciò che accadrebbe quando un asteroide colpisce un pianeta e scaglia frammenti di roccia nello spazio.
Il risultato ha sorpreso gli stessi scienziati: una parte significativa dei microrganismi è sopravvissuta allo shock.
L’ipotesi: la vita che viaggia tra i pianeti
Questa scoperta rafforza una teoria molto discussa nella comunità scientifica: la panspermia.
Secondo questa ipotesi, la vita potrebbe non essersi sviluppata solo sulla Terra, ma potrebbe viaggiare tra pianeti trasportata da meteoriti o asteroidi. Quando un grande impatto colpisce un pianeta, infatti, frammenti di roccia possono essere scagliati nello spazio e raggiungere altri mondi.
Se all’interno di questi frammenti fossero presenti microrganismi estremamente resistenti, come il Deinococcus radiodurans, potrebbero sopravvivere al viaggio e colonizzare un nuovo pianeta.
Forse la vita è arrivata da Marte
Alcuni scienziati ipotizzano che questo processo potrebbe essere avvenuto tra Marte e la Terra.
Sul nostro pianeta sono state trovate meteoriti provenienti proprio da Marte, segno che frammenti di roccia possono effettivamente viaggiare tra i due mondi.
Se dei microrganismi fossero rimasti intrappolati all’interno di queste rocce, potrebbero aver raggiunto la Terra miliardi di anni fa.
Una scoperta che apre nuove domande
La ricerca non dimostra che la vita sulla Terra provenga davvero da Marte, ma suggerisce che il trasferimento di microrganismi tra pianeti potrebbe essere possibile.
Per gli scienziati questa scoperta ha implicazioni enormi: non solo per capire le origini della vita sul nostro pianeta, ma anche per studiare la possibilità che forme di vita microscopiche possano esistere altrove nell’universo.