La decisione sulla famiglia che vive nei boschi

La cronaca nazionale si sta occupando, in questi giorni, sempre più spesso, del caso della famiglia con tre bambini che vive nei boschi di Palmoli, senza elettricità o acqua corrente, fortemente divisivo della pubblica opinione.
La famiglia vive in uno stato di forte isolamento, in un rudere privo di servizi essenziali (acqua corrente, luce, riscaldamento adeguato) in una zona boschiva del Vastese (provincia di Chieti) e la notizia, in un batter di ciglia, è finita all’attenzione della stampa e di milioni di italiani poiché è strano, al giorno d’oggi, in una società sempre più tecnologica, piena di lussi e confort, vedere genitori e figli che vivono in modo così primordiale.
Questa storia è come quella delle favole e le immagini che la stampa ha diffuso, così come i video della famiglia, andati in onda in trasmissioni come La vita in diretta, sono l’esempio lampante di una situazione ben diversa rispetto a quelle in cui versano la maggior parte degli italiani.

Come in tutti i casi dal fortissimo clamore mediatico, è difficile avere una posizione unanime, poiché ognuno si è fatto una sua personalissima opinione in merito alla vicenda su cui a pronunciarsi è l’ente preposto, dopo aver attentamente vagliato tutta la storia e i potenziali rischi che i minori potrebbero incorrere.
Ma qual è la decisione sulla famiglia che vive nei boschi? Non ci resta che scoprire insieme cosa sta succedendo, trattandosi di un caso molto complesso e articolato che, sin dai suoi esordi, ha generato, principalmente sui social, una marea di commenti molto differenti tra loro.

Sono in tanti i siti d’informazione e i programmi televisivi che si stanno occupando della famiglia che vive nei boschi dell’Abruzzo, immersa nella natura incontaminata ma senza acqua calda, lavando le robe a mano, senza elettricità, senza tutto ciò che normalmente, in una famiglia moderna è indispensabile.
Ad occuparsene sono stati, ad esempio, La vita in diretta e Le Iene, in cui dopo aver illustrato come la famiglia vive, è stato posto l’accento su quanto questa storia divida, in quanto da un lato c’è chi va contro la scelta di vita di questi genitori, mentre dall’altra c’è il grande affetto che i due genitori di origine anglosassone stanno ricevendo.In particolare, un gruppo di persone è arrivato nella loro abitazione per mostrare appoggio, condividendo una scelta di vita che sta facendo discutere e che è finita al vaglio della magistratura, che sta valutando la capacità genitoriale della mamma e del padre.
I tre figli minori della coppia, tutti e tre di nazionalità australiana come la madre, non sono iscritti a scuola, ma vengono formati tramite l’home schooling ma l’ultima parola è rimessa alla procura per i minorenni .

La situazione è all’attenzione della Procura minorile de L’Aquila, che ha richiesto: un intervento urgente per “grave pregiudizio” nei confronti dei minori, l’affidamento temporaneo dei tre bambini ai servizi sociali, una limitazione della responsabilità genitoriale.I genitori, difesi dal loro legale, considerano la loro una scelta di vita consapevole per crescere i figli a contatto con la natura, lontano da una società che definiscono “avvelenata”, e sostengono che i bambini siano sani e felici.
Il futuro dei bambini dipenderà ora dalla decisione del Tribunale per i minorenni, che dovrà bilanciare la libertà di scelta educativa dei genitori con il diritto fondamentale dei minori alla salute, all’istruzione e a uno sviluppo psico-fisico armonico .