Regionali Marche, crollo M5S: Conte dimezza i voti rispetto alle Europee, l’analisi

Le elezioni regionali nelle Marche hanno segnato una svolta drastica per il Movimento 5 Stelle, che si è visto sfiorare il 5% dei voti, con meno di 30mila preferenze, registrando una delle sconfitte più pesanti della sua storia recente. Un risultato che conferma l’erosione del consenso del movimento guidato da Giuseppe Conte, in una regione che fino a pochi anni fa sembrava ancora un terreno fertile per il pentastellato.

I numeri parlano chiaro: alle Europee del 2024, il M5S aveva sfiorato il 10% con oltre 63mila voti, mentre alle politiche del 2022 aveva superato il 13% con più di 100mila preferenze. Perfino alle regionali del 2020, con Gian Mario Mercorelli candidato presidente, il movimento aveva ottenuto l’8,6% e oltre 63mila voti. In soli cinque anni, il consenso si è più che dimezzato, segnando una parabola discendente che sembra difficile da invertire.

La sconfitta si è consumata anche sul fronte delle alleanze. Giuseppe Conte aveva scelto di non correre da solo, sostenendo la candidatura di Matteo Ricci in un’ottica di “campo largo”, con l’obiettivo di mostrare maturità e responsabilità. Tuttavia, questa strategia non ha evitato il fallimento: il candidato del centrodestra, Francesco Acquaroli, ha infatti ottenuto la riconferma con un ampio margine, e il Movimento 5 Stelle ha subito una perdita di consensi anche a livello locale e nazionale.

In serata, Giuseppe Conte ha commentato il risultato con tono dimesso, riconoscendo che “nelle Marche la nostra proposta non ha convinto gli elettori”. Ha ammesso che il voto “premia la continuità con la presidenza uscente di Acquaroli” e ha espresso preoccupazione per il calo dell’affluenza, definendolo “un dato molto preoccupante che mina la qualità della nostra democrazia”. Non sono mancati ringraziamenti a Matteo Ricci e agli elettori rimasti fedeli al progetto, ma il messaggio è chiaro: il Movimento 5 Stelle si trova di fronte a un punto di non ritorno.

Il risultato marchigiano rappresenta un punto di svolta: da protagonista della scena politica regionale e nazionale, il M5S rischia di diventare una forza marginale, relegata ai margini del panorama politico. La parabola discendente del movimento, che in passato aveva saputo conquistare consensi e influenzare le decisioni di governo, sembra ora avviata verso un’irrilevanza crescente, salvo colpi di scena che possano invertire questa tendenza.