Malore improvviso in vacanza: addio a una figura storica per l’Italia
Un’estate che sembrava scorrere serena è stata improvvisamente scossa da una notizia che ha lasciato tutti senza parole. Nel cuore delle montagne di Gressoney-La-Trinité, in un luogo di pace e silenzio, si è spento all’età di 85 anni Vladimiro Zagrebelsky, figura di spicco del mondo giuridico e dei diritti umani. La sua morte, avvenuta nel tardo pomeriggio di martedì 5 agosto a causa di un malore improvviso, ha lasciato un vuoto incolmabile nel panorama della giustizia italiana ed europea.
Nato a Torino nel 1940, Zagrebelsky aveva dedicato la sua vita alla difesa dei diritti fondamentali, distinguendosi come giurista, magistrato, docente e giudice presso la Corte europea dei diritti dell’uomo. Laureatosi in giurisprudenza nel 1963, aveva intrapreso subito la carriera in magistratura, distinguendosi per il suo rigore e la sua umanità. Tra i ruoli più significativi, ricordiamo la presidenza della Corte di Assise di Torino (1987-1990), il ruolo di procuratore della Repubblica presso la Pretura torinese e due mandati nel Consiglio superiore della magistratura.
Il suo impegno internazionale lo portò a ricoprire incarichi presso il Ministero della Giustizia e a presiedere una commissione delle Nazioni Unite a Vienna per la prevenzione del crimine. Nel 2001, la chiamata più prestigiosa: rappresentare l’Italia alla Corte europea dei diritti dell’uomo di Strasburgo, incarico che ha onorato fino al 2010, lasciando un’impronta indelebile nel modo in cui il nostro Paese viene percepito nel contesto internazionale.
Oltre alla carriera istituzionale, Zagrebelsky ha scritto pagine importanti come editorialista per La Stampa e ha fondato il Laboratorio dei Diritti Fondamentali presso il Collegio Carlo Alberto, contribuendo a formare intere generazioni di giuristi e cittadini consapevoli. La sua voce, sempre ferma ma mai sopra le righe, è stata un punto di riferimento per chi crede nella giustizia come strumento di progresso e umanità.
Lascia nel dolore la moglie, il figlio e il fratello Gustavo Zagrebelsky, anch’egli pilastro del diritto italiano. Ma il suo esempio continuerà a vivere, come un faro che illumina il cammino di chi si impegna per i diritti e la dignità di ogni individuo.
L’Italia si stringe in un commosso addio a un uomo che ha reso il volto della giustizia più umano, più vicino a ciascuno di noi. La sua memoria resterà indelebile nella storia del nostro Paese e nel cuore di chi ha avuto il privilegio di conoscerlo e di essere ispirato dalla sua straordinaria umanità.


