“Vergogna”, “piccolo sindaco”: bagarre in Consiglio comunale, Sala attacca Marcora e non molla

Milano – Un clima di forte tensione ha caratterizzato l’ultimo consiglio comunale di Milano, segnato dall’indagine urbanistica che coinvolge il sindaco Beppe Sala e ha acceso un acceso scontro tra politica, magistratura e piazza. Poco dopo le 16:30, il primo cittadino ha rotto il silenzio con un discorso deciso, difendendo la propria integrità e confermando la volontà di restare al suo posto.
Sala: «Le mie mani sono pulite»
Davanti a un’aula gremita e alle telecamere, Sala ha dichiarato con fermezza: «Tutto quello che ho fatto in due mandati è stato nell’interesse dei cittadini. Le mie mani sono pulite». Il sindaco ha anche espresso il suo dispiacere per il coinvolgimento nell’inchiesta, ma ha ribadito: «Non mi destabilizzerete. Ho affrontato problemi peggiori nella vita». La sua presa di posizione ha ricevuto applausi dalla maggioranza, mentre l’opposizione ha reagito con critiche e accuse.
L’attacco a Marcora e la polemica sui social
Il momento più acceso si è verificato quando Sala ha rivolto un duro attacco al consigliere di Fratelli d’Italia, Enrico Marcora, autore di un post satirico in cui lo ritraeva in versione “galeotto”. «Ho segnalato il suo gesto ai vertici del suo partito, al presidente del Consiglio e al presidente del Senato. Se farà carriera, vorrà dire che il rispetto è morto», ha detto il sindaco. La replica di Marcora non si è fatta attendere: «È una minaccia?». La frase ha scatenato urla, proteste e minacce di sospensione della seduta, con i banchi di Fratelli d’Italia che hanno contestato aspramente.
Dimissioni e proteste in piazza
Alle 17:12, l’annuncio tanto atteso: Giancarlo Tancredi, assessore alla Rigenerazione urbana e figura chiave nelle politiche urbanistiche, ha ufficialmente rassegnato le dimissioni, definendole «una decisione sofferta ma necessaria». La sua uscita dalla giunta è stata accolta con applausi e strette di mano da parte della maggioranza, mentre fuori da Palazzo Marino si sono svolte proteste di piazza. Una trentina di manifestanti, tra cui rappresentanti di Potere al Popolo, Cambiare Rotta e Rifondazione Comunista, hanno esposto striscioni come «Dimissioni subito. Basta Milano vetrina» e hanno scandito cori contro «i bulli del mattone».
Il ruolo della magistratura e la linea di Sala
Sala ha rivolto anche dure critiche alla magistratura, chiedendo maggiore riservatezza nelle indagini: «Non intendo dare giudizi sull’operato della Procura, ma vi sta bene che indagini riservate diventino pubbliche prima che gli indagati siano informati?». Ha inoltre sottolineato di aver segnalato il gesto di Marcora ai vertici del suo partito, suscitando ulteriori tensioni.
Il sostegno del Pd e la richiesta di cambiamento
Il Partito Democratico, rappresentato da Pierfrancesco Majorino, ha confermato il sostegno a Sala, ma ha anche chiesto un cambio di passo: «Servono segnali forti di trasparenza, ascolto e una gestione diversa delle questioni urbanistiche». La richiesta di rinnovamento si inserisce nel quadro di una città che si prepara ad affrontare le prossime sfide, tra cui la spinosa questione dello stadio di San Siro, che potrebbe slittare a settembre.
Il futuro della giunta e la questione San Siro
Mentre dentro l’aula si consumava il dibattito, fuori la piazza rimaneva calda. I movimenti sociali e i comitati hanno continuato a chiedere le dimissioni di Sala, mentre la questione dello stadio di San Siro si prospetta come un ulteriore nodo da sciogliere, con il rischio di un rinvio della vendita tra Inter e Milan.
Conclusione
Sala ha concluso il suo intervento ribadendo il suo impegno: «Non sono qui per ambizione personale, ma per rispetto dei milanesi. Continuerò a fare il mio dovere fino all’ultimo giorno di mandato». Tuttavia, il futuro della sua amministrazione rimane incerto, sospeso tra le indagini in corso e le pressioni politiche e sociali. La partita, ora, si gioca anche sul piano della fiducia e della credibilità, in un clima di forte tensione che non accenna a placarsi.