Conto corrente cointestato? La sentenza: “Ecco a chi appartengono i soldi”

Come si sa al giorno d’oggi le famiglie fanno di tutto pur di risparmiare. Infatti sono sempre più diffusi strumenti di risparmio come ad esempio i libretti postali. Si tratta di uno strumento messo a disposizione ad esempio delle Poste e anche dalle banche.

Infatti se si vuole si può cointestare un conto, come ad esempio possono fare due coniugi oppure una madre e un figlio. Succede che però a volte ci siano dei disguidi e che non ci si riesca a mettere d’accordo per quanto riguarda le somme spettanti ora ad uno ora all’altro.

Il conto cointestato è una comodità per le famiglie che quindi possono versare lì i propri risparmi. Spesso si tratta di somme non molto importanti, anche se a volte tali conti corrente possono contenere milioni o centinaia di migliaia di euro, somme che a qualcuno possono far gola e da lì nascono i problemi.

Problemi che si possono risolvere anche in famiglia ma a volte ad esempio si deve ricorrere alle vie legali quando ci sono problemi di appropriazione di denaro, specialmente se indebita. Si tratta di somme che a volte possono essere molto alte e che possono provocare problemi in famiglia.

Il conto cointestato è uno dei mezzi scelti dagli italiani per poter quindi mettere da parte i propri risparmi per il futuro, ma come si sa la legge bisogna conoscerla bene prima di fare queste scelte.

Infatti ci possono essere dei problemi di non poco conto se si va per vie legali e la sentenza appena arrivata lo dimostra, i dettagli.

Una recente sentenza Cassazione potrebbe diventare di esempio per tante diatribe legali legate a conti cointestati. Qui infatti una donna aveva chiesto all’ex marito la restituzione di circa 200mila euro che erano depositate sul conto cointestato.

In questo caso la sentenza ha chiarito che i soldi che sono effettivamente sul conto corrente non appartengono di diritto ad entrambi gli intestatari. Infatti il marito della donna aveva riferito che i soldi fossero suoi mentre la donna è riuscita a dimostrare che quei soldi provenissero da asseni circolari a lei intestati.

In questo caso, stabilisce la legge, i soldi sui conti cointestati sono di chi effettivamente ha verso i soldi. In parole povere se tizio X si reca in banca per versare una somma di denaro sul conto o se viene effettuato sullo stesso un bonifico a suo parere, Y cointestatario del conto non potrà avere diritto ai soldi in quanto proprietà dell’altro.

“Secondo i Giudici del “Palazzaccio”, il principio di contitolarità di un conto corrente (previsto dall’art. 1854 c.c.) implica che entrambi gli intestatari siano creditori o debitori solidali nei confronti della banca. Tuttavia, questa presunzione può essere superata attraverso la dimostrazione dell’origine delle somme versate sul conto. Nel caso specifico, una donna aveva richiesto la restituzione di 200.000 euro prelevati dal suo ex coniuge da un conto cointestato. La Suprema Corte ha accolto il ricorso della donna, sottolineando che la provvista di quel conto derivava esclusivamente da assegni circolari a lei intestati. Di conseguenza, il denaro apparteneva unicamente a lei e non poteva essere considerato di proprietà comune. La pronuncia conferma un principio ormai consolidato: la contitolarità del conto non implica automaticamente la comproprietà delle somme depositate” – così spiegano gli avvocati Celeste Collovati e Massimo Leonardi dello studio Dirittissimo.

Insomma una sentenza importante che costituisce sicuramente un precedente.