Tumori, diagnosi in aumento tra gli under 50: sintomi, cure e cause

Roma – Il mieloma multiplo, una patologia ematologica complessa, si presenta come una maratona per i pazienti, con diagnosi difficili, fasi alterne e incognite che si moltiplicano ad ogni curva. Sebbene tradizionalmente considerata una malattia dell’età avanzata, l’incidenza tra gli under 50 sta crescendo, sollevando nuove preoccupazioni e sottolineando l’importanza di un approccio multidisciplinare alla cura.
Un quadro in evoluzione:
Maria Teresa Petrucci, dirigente medico di Ematologia presso il Policlinico Umberto I di Roma, ha partecipato a un incontro organizzato da Pfizer a Milano per fare il punto sulla malattia. “Il mieloma multiplo è una malattia che impegna molto i pazienti e i caregiver,” Petrucci sottolinea a «Il Messaggero» “Sebbene l’età mediana dei nostri pazienti sia di 70 anni, vediamo sempre più diagnosi in pazienti più giovani, al di sotto dei 50 anni.” Sebbene questa fascia rappresenti circa il 10% del totale, è un segnale significativo che la patologia non risparmia i giovani, con impatti profondi sulla vita quotidiana e il futuro.
Elranatamab: una nuova speranza:
Una ventata di speranza arriva dall’approvazione da parte di AIFA dell’anticorpo bispecifico elranatamab, ora rimborsabile a livello nazionale. Questo farmaco, indicato in monoterapia, è destinato ai pazienti con mieloma recidivato e refrattario, ovvero coloro che hanno già ricevuto almeno tre cicli di trattamento (immunomodulante, inibitore del proteasoma e anticorpo anti-CD38) e la cui malattia è in progressione. Per questi pazienti, le opzioni terapeutiche erano ormai limitate, con conseguenze significative a livello psicosociale e fisico. Elranatamab rappresenta quindi una speranza concreta, anche se per pazienti in situazioni estreme.
L’impatto emotivo e il ruolo cruciale del supporto:
“Ricevere una diagnosi di mieloma multiplo è un evento traumatico, che travolge il paziente e la sua famiglia,” afferma Rosalba Barbieri, vicepresidente di AIL (Associazione Italiana contro le Leucemie, i Linfomi e il Mieloma). Le recidive, sempre più difficili da gestire, possono erodere il tessuto emotivo della persona. Per questo, Barbieri sottolinea l’importanza di un approccio multidisciplinare che includa non solo la cura medica, ma anche la consulenza nutrizionale e il supporto psicologico permanente.
Psicologi nei reparti: una necessità ancora non pienamente soddisfatta:
Nonostante l’importanza del supporto psicologico, la sua presenza nei reparti di ematologia e oncologia è ancora insufficiente. “Purtroppo, oggi ci sono ancora pochi centri che prevedono uno psicologo fisso in reparto,” ammette Barbieri. AIL, consapevole di questa carenza, ha promosso corsi di formazione e sostiene oltre 60 psicologi nei reparti, ma lo sforzo rimane parziale. Gli ematologi stessi, tuttavia, hanno compreso il valore della presenza dello psicologo, non solo al momento della diagnosi, ma soprattutto durante le recidive, che rappresentano un “terremoto” nella timeline della malattia.
Il caregiver: un pilastro spesso invisibile:
In questo scenario, il ruolo del caregiver, spesso un familiare, è fondamentale. “Lo psicologo segue non solo il paziente ma anche il familiare. I caregiver hanno un ruolo pesantissimo perché si fanno carico di tante cose, e anche loro devono essere sostenuti,” sottolinea Barbieri. Senza un sostegno strutturato, per i caregiver diventa quasi impossibile far fronte alle richieste di cura e sostegno emotivo.
La sfida della recidiva e la speranza di una vita migliore:
Maria Teresa Petrucci ribadisce che la recidiva può essere un momento ancora più devastante della diagnosi iniziale. “Il paziente sa che prima o poi dovrà cambiare terapia ed è il momento peggiore… Nel momento della recidiva la maggior parte dei pazienti dice: ‘Sapevo che sarebbe arrivata, ma non me l’aspettavo’,” spiega. Oggi, grazie a monoclonali, terapie mirate e anticorpi, la sopravvivenza può arrivare anche a anni o decenni, ma solo se accompagnata da un buon livello di benessere quotidiano. La ricerca e l’innovazione terapeutica, insieme a un approccio olistico alla cura, offrono una speranza concreta per i pazienti affetti da mieloma multiplo, indipendentemente dall’età

