Coronavirus, il Papa: “Non dimenticare poveri e migranti”

Il coronavirus, con tutto quello che ne consegue in termini di dinamiche emergenziali, non può e non deve coadiuvare la “globalizzazione dell’indifferenza”, che coinvolge tanto i poveri quanto i migranti.

Papa Francesco ne è sicuro. Il pontefice argentino, per via delle misure restrittive imposte anche in Vaticano, deve rinunciare agli appuntamenti pubblici. Sono saltate pure le udienze. Jorge Mario Bergoglio sta continuando a celebrare una Messa presso Santa Marta. Una celebrazione mattutina che viene trasmessa in diretta a partire dalle 07.00.

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Le esigenze pastorali dei fedeli vengono così soddisfatte, mentre l’Italia ed il resto del mondo stanno affrontando quella che l’Organizzazione mondiale della sanità ieri ha considerato formalmente alla stregua di una pandemia. La pastorale del Santo Padre, però, presenta delle specifiche irrinunciabili. Tra queste, come abbiamo imparato in questi quasi otto anni di pontificato, c’è la prossimità alle periferie economico-esistenziali, che non vanno dimenticate. Anche ai tempi del Covid-19. Del resto attraverso l’omelia pronunciata ieri il Papa aveva già posto un accento sulle condizioni dei profughi siriani.

Il Vaticano è stato chiuso ai turisti, ma la voce del Papa continuerà a risuonare. La tecnologia fornisce ausilio alla Santa Sede in questa fase, che è di sicuro sperimentale. Un Papa in streaming non si era ancora visto. Ma non ci sono molte alternative. La riflessione odierna interessa l’estensione globale di un atteggiamento che Bergoglio usa criticare: “”Quando per la prima volta sono andato a Lampedusa, mi è venuta questa parola: la globalizzazione dell’indifferenza”, ha detto durante l’omelia il vescovo di Roma, così come riportato pure dall’Adnkronos. Poi arriva la disamina sullo stato delle cose odierno: “Forse noi oggi qui, a Roma, siamo preoccupati perché ‘sembra che i negozi siano chiusi, io devo andare a comprare quello; sembra che non posso fare la passeggiata tutti i giorni; sembra questo…”.

Il direttore della Sala Stampa Matteo Bruni, due giorni fa, ha annunciato come la Santa Sede abbia predisposto tutta una serie di misure restrittive, che impongono più di qualche serrata all’interno delle mura leonine. Tra gli esercizi rimasti aperti, ma con “ingresso contingentato”, la farmacia e il supermercato. Non si possono non prendere contromisure. Ora bisogna stroncare i contagi. Ma guardare a quello che è stato chiuso può essere limitante. L’ex arcivescovo di Buenos Aires, tenendo in considerazione le novità apportate dai decreti di questi giorni, ha posto l’accento su tutt’altro aspetto: “Preoccupati per le nostre cose, dimentichiamo i bambini affamati, dimentichiamo quella povera gente che ai confini dei Paesi cerca la libertà, questi migranti forzati che fuggono dalla fame e dalla guerra e trovano soltanto un muro: un muro fatto di ferro, un muro di filo spinato, un muro che non li lascia passare”.

Il coronavirus, insomma, non può essere una scusante per alimentare quello che Francesco in altre circostanze ha chiamato “egoismo”. E i migranti, e le loro esigenze, non possono finire in un dimenticatoio. Altrimenti si rischia di finire nell’ “abisso dell’indifferenza”. Un ruolo decisivo lo gioca l’informazione, che dovrebbe essere capace di “scendere al cuore”. Il Santo Padre ha rimarcato questo concetto. Bergoglio, concludendo la sua predica, ha invitato i fedeli a domandare una grazia circoscritta. Quella che serve per evitare il baratro dell’indifferenza.