L’Australia mette in quarantena su un'”isola remota” i rimpatriati da Wuhan

Non si placano le polemiche in Australia dopo che il governo ha deciso di trattenere in un “centro di detenzione per clandestini” situato su un’“isola remota” i connazionali che rientreranno in patria dalla Cina, focolaio dell’epidemia di coronavirus.

Il piano delle autorità di Canberra per scongiurare il propagarsi del morbo, svelato ai media locali giovedì e citato dalla Bbc, prevede appunto il confinamento precauzionale, per due settimane, dei passeggeri rientranti da Wuhan in una struttura per migranti ubicata a Christmas Island, nell’Oceano Indiano, riaperta lo scorso anno dopo essere stata momentaneamente chiusa dall’esecutivo nel 2018.

Tale centro, ricorda l’emittente, è stato più volte condannato dall’Onu per e dalle ong umanitarie per le drammatiche condizioni di detenzione lì imposte ai richiedenti asilo.

Su Christmas Island, lontana 2600 chilometri dal territorio australiano, verranno trasferite, non appena atterreranno negli aeroporti del Paese provenendo dalla Cina, tutti i passeggeri che avranno aderito al piano di rimpatrio messo a punto da Canberra.

In base a tale strategia statale, i cittadini della nazione del Commonwealth che accetteranno l’invito del governo a rientrare, fa sapere il network, dovranno provvedere “a spese proprie” a organizzare il proprio ritorno a casa, pagando mille dollari per il volo che li riaccompagnerà nella terra dei canguri e venendo subito traferiti sull’isola remota non appena atterreranno negli aeroporti federali.

Secondo l’organo di informazione londinese, sarebbero già 600 gli individui, per lo più cittadini australiani di etnia cinese, che hanno accettato le condizioni dell’esecutivo Morrison.

La quarantena a Christmas Island per chi metterà piede in Australia provenendo da Wuhan è stata presentata dalle autorità come la migliore soluzione che poteva essere pensata in tempi così ristretti.

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A difesa del piano di rimpatrio ideato dal governo si è subito schierato il ministro dell’Interno Peter Dutton, che, sempre giovedì, ha giustificato con queste parole, riprese dalla Bbc, la scelta di impiegare, per sottoporre a visite mediche chi tornerà dalla Cina, un centro per clandestini: “Non era possibile attrezzare per l’emergenza un intero ospedale di Sydney, di Melbourne o di Brisbane. Non ho a disposizione un’altra struttura che possa essere rapidamente adeguata ad accogliere centinaia di ospiti, mentre Christmas Island è stata costruita apposta per gestire grandi flussi di persone”.

L’amministrazione Morrison ha poi comunicato venerdì alla stampa nazionale, riferisce l’emittente d’Oltremanica, che al centro di detenzione per clandestini, per effettuare analisi cliniche sui cittadini provenienti da Wuhan, verrà inviato personale sanitario a sufficienza, tra cui 24 dottori, allestendo lì un vero e proprio piccolo ospedale.

Lo stesso esecutivo ha contestualmente dichiarato, puntualizza l’organo di informazione, che il proprio piano di rimpatrio degli australiani presenti in Cina, incentrato sulla quarantena a Christmas Island, sarebbe stato elaborato seguendo le raccomandazioni delle associazioni nazionali dei medici.

Il sindacato federale dei camici bianchi, tuttavia, ha immediatamente smentito quest’ultima affermazione del governo, rivolgendo allo stesso tempo feroci critiche alla strategia anti-coronavirus annunciata dalle istituzioni di Canberra.

L’Australian Medical Association, per bocca del suo presidente Tony Bartone, ha appunto, rimarca il network, tuonato contro le autorità: “La categoria che io rappresento sostiene che l’isolamento a Christmas Island, ossia un posto che ha finora riservato enorme angoscia e profondi traumi fisici e mentali agli individui lì trattenuti, non è affatto una soluzione appropriata”.

L’idea dell’esecutivo è stata condannata anche da molti australiani di origine asiatica che, a Wuhan, attendono di tornare nella terra dei canguri proprio in applicazione del programma federale di rientro incriminato. Tali voci critiche, raccolte sempre dalla Bbc, bollano come discriminatoria la scelta dell’amministrazione Morrison di trasferire centinaia di persone “non bianche” su un’isola remota.

La valenza quasi-razzista della mossa del governo di Canberra è stata denunciata anche da Tim Soutphommasane, ex commissario governativo per la Lotta alle Discriminazioni etniche, che, riporta il medesimo organo di informazione britannico, si è scagliato contro il piano anti-coronavirus predisposto dalle istituzioni del Paese del Commonwealth affermando: “Certo, la situazione sanitaria presenta rischi enormi, ma i cittadini australiani meritano di meglio dal proprio esecutivo”.

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