L’ex ministro Moavero: “Nessuna analisi sul Mes in Cdm con Conte”

Il caso Mes agita e non poco il governo. Mai come adesso l’esecutivo giallorosso è andato vicino ad una crisi senza via d’uscita.

Il muro contro muro tra il premier Conte e le anime ribelli della maggioranza e la guerra con l’opposizione potrebbero minare e non poco la stabilità dell’esecutivo. Ma il punto della questione è anche un altro: capire quali sono le presunte bugie che lo stesso premier Conte ha raccontato. La tesi sostenuta del presidente del Consiglio è chiare: “I membri del governo gialloverde sapevano tutto del Mes e degli accordi con l’Ue”. Ma in realtà a più riprese questa versione è stata smentita. Ma c’è una voce in più (e di peso) da registrare su questo nodo cruciale del Mes: quella dell’ex ministro degli Esteri, Enzo Moavero Milanesi. Intervenendo al convegno “Idee per l’Europa” organizzato da il Tempo, Moavero rivela subito come sono andate le cose e le sue parole certo non piaceranno al premier Giuseppe Conte: “In Consiglio dei ministri non ricordo analisi approfondite sul Mes. Di tanto in tanto lo abbiamo menzionato” anche in presenza degli allora vicepremier Luigi Di Maio e Matteo Salvini. In secondo luogo va anche sottolineata la mossa di Tria all’eurosummit di giugno in cui il ministro del Tesoro ha partecipato ai lavori per la bozza del nuovo trattato.

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Il tutto a quanto pare, secondo quanto racconta l’ex titolare della Farnesina senza passare da una discussione approfondita e ampia in Cdm. Insomma a quanto pare l’asse Conte-Tesoro aveva fretta di chiudere la partita seguendo le indicazioni fornite da Bruxelles, a costo anche di citare solo “di passaggio” il Mes in Consiglio dei Ministri. Ed è in questo contesto di detto e non detto che può venir meno la credibilità del premier. Per questo motivo le opposizioni chiedono un intervento del Parlamento sul Mes per allargare il dialogo e la discussione su un patto comunitario che andrà a cambiare e non poco gli equilibri dei nostri conti pubblici e anche la nostra sovranità finaziaria ed economica. Forza Italia, con Mariastella Gelmini, capogruppo alla Camera, chiede un passaggio in Aula: “Il fatto che il Parlamento debba essere coinvolto in scelte così impegnative non rappresenta un atto di lesa maestà. Le scelte che l’Italia farà sul Mes sono destinate a pesare. In Aula abbiamo trovato un premier particolarmente contrariato verso le opposizioni”. Intanto, mentre riprende l’iter per l’approvazione finale del testo (che secondo il presidente dell’Eurogruppo dovrebbe arrivare per marzo), Conte dovrà fare i conti con un Vietnam nel governo e in Aula che rischia sempre di più di mettere in discussione la sua poltrona. Anche sul piano internazionale il premier ha perso l’appoggio di Trump e pare essersi rifugiato sotto l’ombrello franco-tedesco in Ue. Scelte che vanno in una direzione chiara: porre il Paese agli ordini di Bruxelles.

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