La farsa dei ricollocamenti 6mila in Italia, 189 nell’Ue

I ricollocamenti dei migranti non funzionano. O meglio hanno successo soltanto quelli che hanno come destinazione il nostro Paese mentre il percorso contrario, i ricollocamenti dall’Italia nel resto della Ue sono un fallimento.

Nel 2018 sono stati soltanto 189 i richiedenti asilo trasferiti dall’Italia negli altri Stati Ue mentre il nostro Paese ne ha accolti 6.351. Gli spostamenti seguono le regole dell’accordo di Dublino e il «saldo» a nostro sfavore è evidente: 6.351 arrivati contro i 189 ricollocati.

Un dato messo in luce dal Rapporto sul fenomeno migratorio della Fondazione Migrantes che in questo caso ha focalizzato l’attenzione su richiedenti asilo e rifugiati. Il dato è inequivocabile ed è conseguenza di un sistema complesso che prevede accordi con i paesi del ricollocamento caso per caso e che non ha ingranato durante la gestione del Viminale da parte di Matteo Salvini, che ha concentrato invece tutta l’attenzione e tutti gli sforzi nel bloccare le navi delle Ong, chiamando in questo caso in causa l’Europa. Ma i migranti arrivati attraverso quel canale son una minoranza. Sempre la Fondazione Migrantes registra che sono stati 24 i casi conseguenti alla chiusura dei porti italiani fra giugno 2018 e agosto 2019. Da gennaio all’8 luglio 2019, su 3.073 arrivi nel nostro Paese quelli attribuiti alle navi Ong sono stati appena 248, ovvero l’8 per cento. Anche rimpatri sono una goccia nel mare: alla fine di settembre erano 5.244 e soltanto 200 volontari assistiti.

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Continuano a diminuire gli arrivi. In totale sono 9.648 quelli monitorati da settembre a fine ottobre, ovvero meno della metà rispetto allo stesso periodo 2018. Proseguono i cosiddetti sbarchi fantasma: 7.500 contro i 6.000 dell’intero 2018.

Indubbiamente si registra un giro di vite rispetto alla concessione del diritto di asilo. Nel 2018 le Commissioni territoriali italiane hanno riconosciuto lo status di rifugiato o la protezione sussidiaria o ancora la protezione umanitaria a circa 31mila persone. Nel 2017 erano stati concessi 34mila permessi e nel 2016 la cifra era salita a 37mila.

Nel 2019 anche se l’anno non è ancora finito indubbiamente si registra un crollo nelle concessioni dovuto principalmente alla stretta dettata dal decreto sicurezza sulla cosiddetta protezione umanitaria. Sono soltanto 14.000 le persone alle quali è stato concesso uno dei tre status che danno la possibilità di restare in Italia. Su 72.500 domande esaminate nell’anno l’80 per cento è stato respinto. Nell’11 per cento dei casi è stato riconosciuto lo status di rifugiato; nel 7 la protezione sussidiaria e nell’1,5 la protezione umanitaria.

La lettura del Rapporto Migrantes su fenomeno è in negativo: in questo modo sostengono si alimenta la clandestinità perché sono stati chiusi i canali per l’integrazione. Sono circa 71.000 i nuovi immigrati «caduti in situazione di irregolarità in Italia fra giugno 2018 e giugno 2019» è scritto nel Rapporto «di questi 18.000 sono frutto delle regole del decreto sicurezza». Sale quindi la stima degli irregolari presenti in Italia che secondo Migrantes sarebbero circa 620.000. Eppure diminuiscono complessivamente i migranti e rifugiati arrivati in Ue attraverso il Mediterraneo da gennaio a ottobre 2019: 81mila.

In assoluto diminuiscono i morti sulla rotta del Mediterraneo centrale: 1.089 nel 2019. Ma aumentano in proporzione rispetto agli arrivi: da 1 morto ogni 40 arrivi nel 2016 a 1 ogni 18 nel 2019. E ieri a Lampedusa è stato individuato il relitto del naufragio di sabato scorso proprio di fronte alla spiaggia dell’Isola dei Conigli. Vicino al relitto diversi cadaveri.

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