Il M5S l’aveva voluta al governo. Ora Di Maio scarica la Trenta

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“Chiarisca al più presto”. Dopo le inchieste del Giornale e del Corriere della Sera il Movimento 5 Stelle e il Partito democratico pungolano l’ex titolare della Difesa Elisabetta Trenta.

Ieri Luca Fazzo ha svelato la domanda di assunzione nei servizi segreti stoppata perché non era riuscita a passare i colloqui psico-attitudinali. Oggi Fiorenza Sarzanini ha, invece, rivelato che, una volta conclusa l’esperienza con il primo governo Conte, si è tenuta l’appartamento nel centro di Roma che da “ministra” aveva ottenuto come “alloggio di servizio”. Lei si schermisce dalle inchieste dicendo che “il Paese non è al sicuro se escono certe notizie” e che aveva il diritto di rimanere in quella casa, ma in parlamento fioccano già le interrogazioni urgenti per farla venire a chiarire al più presto.

“Da ministro ho chiesto l’alloggio di servizio perché più vicino alla sede lavorativa, nonché per opportune esigenze di sicurezza e riservatezza. L’alloggio è stato assegnato ad aprire 2019, seguendo l’opportuna e necessaria procedura amministrativa, esitata con un provvedimento formale di assegnazione da parte del competente ufficio”. La Trenta usa la propria bacheca di Facebook per ribattere all’inchiesta del Corriere della Sera che ha acceso i riflettori sull’appartamento ottenuto dopo essere arrivata al ministero della Difesa. Al governo con Giuseppe Conte era stata portata dai Cinque Stelle. Ma adesso Luigi Di Maio è già corso a scaricarla: “Tengo a sottolineare che il M5s non ne sapeva niente”. Anche lui, come tutti i partiti che siedono in parlamento, vuole un chiarimento “il prima possibile”. “Vedremo cosa ha da dire – ha detto il capo politico grillino – ovviamente lei non è più nostro ministro”.

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Dal canto suo la Trenta assicura che, da quando ha lasciato il ministero della Difesa, ha per regolamento tre mesi di tempo per poter lasciare l’appartamento. “Il termine ancora non è scaduto”, ha commentato ricordando che la scadenza è il prossimo 5 dicembre e che questo temporeggiamento è stato dettato solo “per evitare ulteriori aggravi economici sull’amministrazione”. “Come è noto – ha poi spiegato – mio marito è ufficiale dell’Esercito Italiano con il grado di maggiore e svolge attualmente un incarico di prima fascia, incarico per il quale è prevista l’assegnazione di un alloggio del medesimo livello di quello che era stato a me assegnato”. Il suo chiarimento non ha, tuttavia, convinto nessuno. Tanto che non c’è soltanto Di Maio a chiedere all’ex titolare della Difesa ulteriori spiegazioni. Il presidente dei senatori piddì, Andrea Marcucci, ha già preannunciato una interrogazione urgente del gruppo. “Se le indiscrezioni risultassero vere – ha tuonato l’esponente dem – saremmo di fronte ad un comportamento molto grave, anche perché coinvolgerebbe una esponente di primissimo livello del Movimento 5 Stelle”.

 

Anche per il senatore di Forza Italia, Maurizio Grasparri, il caso della Trenta ricade sui Cinque Stelle, “moralisti un tanto a chilo” che ancora una volta si dimostrano “bugiardi e ipocriti”. “Non bastava Di Maio che riempie i tanti ministeri, dove immeritatamente approda, di amici e sodali strapagati con soldi dei cittadini – ha commentato – non bastava il viceministro Cancelleri che si è fatto accompagnare da sorella e cognato, manco fosse Fini, a un incontro legato alla sua funzione”. E, nel ricordare che l’ex titolare della Difesa ha un’altra casa a Roma, ha chiesto all’attuale ministro Lorenzo Guerini di indagare al più presto su quanto accaduto e di far sapere agli italiani “quale canone ha pagato la Trenta quando era ministro e quanto paga il maggiore marito”.

In commissione Difesa i parlamentari di Fratelli d’Italia Salvatore Deidda, Wanda Ferro e Davide Galantino si stanno già occupando da tempo delle assegnazioni degli alloggi per i militari. Un problema serio su cui sono già state presentate interrogazioni e risoluzioni. “La vicenda (della Trenta, ndr) è ancor più grave se si pensa alle odiose campagne del Movimento 5 Stelle contro i presunti privilegi. Privilegi che, a quanto pare, sono invece ‘di casà per gli stessi grillini”, hanno chiosato i tre.

 

ilgiornale.it

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