La toga pro-ong e pro-migranti predica accoglienza nei teatri

Nell’ordinamento italiano, l’imparzialità del giudice è disciplinata dal Codice penale e dalla Costituzione. Come noto, i magistrati devono limitarsi ad applicare la legge.

Senza farsi fuorviare dalle proprie convinzioni politiche, filosofiche e culturali. Una mission che non viene bene a molti esponenti dell’ordine giudiziario, tra cui Luciana Breggia.

Presidente della sezione specializzata per l’immigrazione e la protezione internazionale del tribunale di Firenze, Breggia è nota nel mondo dei giudici e non solo per le sue prese di posizione in materia di immigrazione clandestina, ong e sbarchi. Tutte a favore dell’immigrazione illegale e di chi la fomenta in maniera più o meno diretta. Di recente, lo scorso 15 maggio, il giudice Breggia ha emesso una sentenza con cui ha negato al Ministero dell’Interno (allora guidato da Matteo Salvini) la possibilità di impugnare una decisione del tribunale di Firenze che aveva precedentemente disposto l’immediata iscrizione all’anagrafe del Comune di Scandicci di un richiedente asilo somalo.

Una storia che la diceva lunga sull’evidente partigianeria del magistrato fiorentino, ostinata nel dire no alle leggi leghiste e in particolare ai decreti sicurezza firmati dall’ex capo del Viminale. Il quale, dopo avere appreso della decisione di Breggia, l’aveva ironicamente invitata “a candidarsi alle prossime elezioni per cambiare le leggi che non condivide”.

Da allora sono passati pochi mesi, il governo è cambiato e con esso il ministro dell’Interno, non più Salvini ma Luciana Lamorgese, decisamente più incline alle posizioni buoniste espresse da una certa sinistra (e non solo). Tuttavia, i decreti sicurezza sono rimasti in piedi e con essi i criticatissimi accordi con la Libia, sottoscritti dal Pd Marco Minniti nel 2017, per frenare l’immigrazione illegale dal Nordafrica.

Nel Pd, però, c’è chi come Matteo Orfini combatte da tempo una battaglia contro tutto e tutti per imporre l’accoglienza a tutti i costi. Un’ideologia pericolosa che vanta un discreto numero di affiliati, in politica come nella società civile. E nella magistratura. Tra gli ultras pro-migranti c’è proprio Luciana Breggia che, notizia di queste ore, è volata con altri colleghi al salone congressi dell’aeroporto di Lampedusa davanti a una platea di magistrati, avvocati ed esperti di immigrazione nel quadro di un evento promosso dalle correnti Area democratica (le “toghe rosse”) e Asgi (Associazione per gli studi giuridici sull’immigrazione).

Il convegno, dal titolo “La frontiera del diritto e il diritto della frontiera – Dieci anni dopo di nuovo insieme a Lampedusa”, si è svolto il 9 e 10 novembre. Si è discusso di “migrazioni ed Europa, dell’attuazione del diritto dell’immigrazione, di una legislazione dell’immigrazione giusta ed efficace e di immigrazione nella cultura, nella storia e nell’informazione”, il tutto all’insegna della solidarietà nei confronti di clandestini e ong. Pezzo forte della due giorni lo spettacolo “Invece accade – dal diario di un giudice dell’asilo”, con testi del giudice Breggia. Che, per l’occasione, come ricorda Repubblica, si è trasformata in sceneggiatrice. Restando sempre parzialissima.

“Io ho sempre applicato le norme, naturalmente interpretandole con rigore e imparzialità – aveva detto – ma il giudice ha una testa e un cuore, non è disincarnato. Avere un pensiero ed esprimerlo lo rende anzi più trasparente. Il giudice parziale, quello che sfoga nei suoi provvedimenti un sentire di parte, è un giudice muto”.

Alla faccia del principio di neutralità.