Iraq, attentato contro italiani: ci sono almeno tre feriti gravi

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Questa mattina un ordigno esplosivo improvvisato (Ied) è stato fatto saltare al passaggio delle Forze speciali italiane nel nord dell’Iraq, non lontano da Kirkuk.

L’esplosione ha provocato almeno cinque feriti (tre incursori del Comsubin e due del Nono reggimento Col Moschin) impegnati nell’addestramento delle forze di difesa irachene. Secondo le informazioni raccolte da ilGiornale.it, due feriti sarebbero in condizioni gravi, ma non in pericolo di vita. Gli elicotteri americani sono intervenuti subito per soccorrere i militari italiani che sono poi stati trasferiti in un ospedale Role 3. Le famiglie dei soldati sono state avvisate.

In una nota, il ministro della Difesa Lorenzo Guerini ha fatto sapere di aver informato il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, e quello del Consiglio, Giuseppe Conte. Il ministro inoltre ha espresso “la più profonda vicinanza alle famiglie e ai colleghi dei militari coinvolti”.

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Le condizioni dei militari feriti

Secondo quanto appreso da ilGiornale.it, due incursori del Comsubin sarebbero stati feriti agli arti inferiori e ad uno sarebbe stato amputato un piede. Un altro soldato, invece, avrebbe riportato ferite lievi e fratture. Uno dei due paracadutisti del Nono reggimento Col Moschin è stato colpito da un’emorragia interna, mentre all’altro è stata amputata la gamba all’altezza del ginocchio. Tutti e cinque sono comunque al sicuro e non sono in pericolo di vita.

La missione prima Prima Parthica

Le truppe italiane si trovavano nel Paese mediorientale per addestrare le forze irachene nella lotta contro il Califfato in quella che è stata chiamata missione Prima Parthica, iniziata il 14 ottobre del 2014 (Guarda il reportage si InsideOver).

Come è possibile leggere sul sito della Difesa, l’obiettivo della missione Prima Parthica è quello di fornire “personale di Staff ai Comandi multinazionali siti in Kuwait, e Iraq (Baghdad ed Erbil) nonché assetti e capacità di Training ed Assisting rivolti alle Forze Armate e di polizia irachene”.

L’incubo degli Ied
“Quello che temiamo di più sono gli Ied”. Basta aver parlato con un veterano della guerra in Iraq o in Afghanistan per aver sentito queste parole. Possono essere nascosti in maniera quasi perfetta e provocare esplosioni anche superiori rispetto a una mina anticarro. Sono stati utilizzati a lungo degli insurgents in Iraq e Afghanistan e, ultimamente, da tutta la galassia jihadista, in particolare dallo Stato islamico.

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