I servizi sociali lo allontanano dalla madre e lui scrive: “Vorrei tornare a casa”

“Vorrei tornare a casa con tutta la mia famiglia, rivedere i miei compagni di scuola, ritornare con i miei cani, cioè ritornare alla mia vita normale”.

Poche frasi scritte su un foglio a righe con la calligrafia incerta di un ragazzino di 9 anni. Un bimbo che dal 13 agosto vive lontano da sua madre e dai suoi fratelli.

La sua storia ve l’abbiamo raccontata qualche settimana fa. Lui è uno dei bambini di Lucia, la mamma della provincia di Torino a cui i servizi sociali hanno tolto tutti e tre i figli. Una storia incredibile. La donna è stata messa alla porta dalla comunità mamma-bambino che l’aveva accolta a causa della “campagna di contestazione” che avrebbe portato avanti sui social network. Come si legge nella relazione della comunità, i post Facebook finiti nel mirino degli educatori sono quelli in cui Lucia condivide notizie sull’inchiesta Angeli e Demoni e denuncia (senza mai indicare il nome della struttura) presunti maltrattamenti e soprusi subiti all’interno del centro. È il 29 luglio quando la giovane mamma scrive: “Qui è uno schifo, subiamo e i bambini vogliono tornare a casa”. Poi, come un fulmine a ciel sereno, la struggente comunicazione: la mamma dovrà lasciare il centro.

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Nessuno però la avverte del particolare più doloroso. Verrà allontanata dai suoi bambini. “Mi hanno semplicemente detto che lì non potevo più stare e che nel giro di un paio di settimane me ne sarei tornata a casa”, racconta. Ma è solo un’illusione perché il 13 agosto, invece di “liberarla”, arrivano gli assistenti sociali e la separano dai piccoli. Così, di botto, senza nemmeno darle il tempo di realizzare quello che sta accadendo. La famiglia viene letteralmente smembrata: i bambini più grandi, di 9 e 11 anni, vengono mandati in due comunità minorili separate, mentre il piccolo, di 6, viene dato a una coppia affidataria. “Nessuno mi ha detto nulla, mi hanno messa davanti al fatto compiuto, eppure – denuncia – il provvedimento con cui il giudice ha disposto l’allontanamento è del 7 agosto”. Insomma, il tempo per preparare psicologicamente la donna e soprattutto i bimbi ci sarebbe stato.

Da qui inizia il calvario di questa famiglia divisa. “Posso vedere i miei bambini una volta ogni due settimane per un’ora e mezza e sono guardata a vista da un’assistente sociale”, dice. Ed è proprio nel corso di uno degli ultimi incontri che il figlio di 9 anni le ha consegnato la commovente lettera di cui vi abbiamo fatto cenno precedentemente. “Mi mancano i miei nonni e nonne, mia mamma e i miei fratelli, non trovo giusto quello che mi è successo”, si legge ancora nella richiesta di aiuto che il piccolo consegna alla mamma. “Quando l’ho letta – ricorda lei – ho sentito come una lama che mi si conficcava nel petto e affondava in profondità, fino a trapassarmi”. Le chiediamo se ha pianto. Lei ci risponde: “Nel mio mondo non si può neppure piangere”. “Ho trattenuto le lacrime per il bene di mio figlio, è già abbastanza traumatizzato da questa esperienza, non volevo farlo soffrire ulteriormente”.

“Ma quando sono arrivata a casa – confessa, levandosi per un attimo la corazza che si è costruita in questi mesi – sono esplosa”. La prossima tappa della via crucis di Lucia è fissata per la fine di novembre. Sarà allora che il giudice valuterà sull’opportunità di ridare i bimbi alla loro mamma o affidarli alla nonna materna che si è fatta avanti per accudirli. “Se dovessero negarci entrambe le possibilità sarebbe devastante, ma io non mi rassegno e – avverte – sono pronta a incatenarmi davanti al Tribunale”.

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