IUS CULTURAE DI BOLDRINI DAREBBE CITTADINANZA A 170MILA ARRIVATI COL BARCONE – LEGGI

La proposta di legge Boldrini sul cosiddetto ‘ius culturae’, che Pd e M5s vogliono approvare entro la legislatura, è molto peggio di quello che viene descritto dai media. Molto peggio anche del famigerato ‘ius soli’ della scorsa legislatura.

Oltre agli 800 mila figli di immigrati che diventerebbero ‘italiani’ praticamente dalla sera alla mattina:

Con questo effetto:

Nel testo della legge sono nascosti articoli che prevedono il riconoscimento della cittadinanza anche a richiedenti asilo, zingari e clandestini.

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Ad esempio, il comma C dell’articolo 4 prevede la concessione della nostra cittadinanza ad un immigrato a cui sia stato riconosciuto lo status di rifugiato o, addirittura, la ‘protezione sussidiaria’, solo dopo 3 anni di soggiorno: nemmeno residenza, soggiorno.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

E se con l’arrivo di Salvini la concessione di queste forme di asilo si è ridotta al 10 per cento delle richieste, negli anni del PD si era al 40 per cento: il che significa che, oggi, abbiamo in Italia almeno 170 immigrati che con questa legge diventerebbero italiani subito o entro pochi mesi (i soli 3 anni di soggiorno): una follia.

Ma non è tutto. Infatti, se questa legge venisse approvata, sarebbe automaticamente italiano anche il figlio di un clandestino nato in Italia. Questa fattispecie è a misura di Rom. Ma non solo, visto che l’immigrazione invecchia. Anche in questo caso parliamo di decine di migliaia di potenziali nuovi ‘italiani’. Soprattutto nei campi nomadi: 15mila apolidi più le decine di migliaia di zingari nati in Italia e clandestini.

E poi basterebbero 5 anni di residenza a chiunque per diventare ‘italiano’ e solo 3 anni ai romeni (anche qui tanti rom).

E poi ci sono tutta una lunga serie di altri modi per diventare ‘italiano’, uno dei quali, che dà il nome al PDL (ius culturae) e che prevede l’acquisizione della cittadinanza con la mera frequentazione di un ciclo di studi: che può essere anche un 17enne che arriva in Italia su un barcone e frequenta uno di quei corsi pagati dai contribuenti per ottenere un diploma.

Insomma, siamo in presenza di una vera e propria dichiarazione di guerra.

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