Reddito di cittadinanza (623 euro): la brigatista del delitto D’Antona ringrazia

 

Ricordate la favoletta che il reddito di cittadinanza non sarebbe stato assegnato a condannati in via definitiva? Il quotidiano La Verità ha svelato un clamoroso caso di sussidio assegnato a una persona che, secondo la narrazione grillina, non ne avrebbe avuto diritto.

Ecco il caso. Condannata a 21 anni e sei mesi per l’omicidio del giuslavorista Massimo D’Antona, l’ex terrorista Federica Saraceni dal 2005 è ai domiciliari e, come rivela La Verità, dallo scorso agosto riceve il reddito di cittadinanza, un assegno da 623 euro, nonostante tra i requisiti per ottenerlo ci sia quello di non essere sottoposti a “misura cautelare personale”.

Reddito di cittadinanza: quanti casi come questo?
Tra le condizioni ostative, rileva il quotidiano diretto da Maurizio Belpietro, anche quella di essere stati condannati in via definitiva nei dieci anni precedenti la richiesta per reati gravissimi ma da questo punto di vista l’ex Br, figlia di uno dei fondatori di Magistratura democratica, l’ex toga rossa Luigi Saraceni poi passata alla politica ed eletto in Parlamento con Ds e Verdi, è in regola: la sentenza definitiva della Saraceni risale infatti al 28 giugno 2007. Anche se, sottolinea il giornale, «non è facile comprendere come le sia stato possibile ottenere dai domiciliari un assegno che dovrebbe essere propedeutico alla ricerca di un impiego», tanto che «nei prossimi giorni – rileva la Verità – dovranno darne spiegazione quel ministero del Lavoro (con cui collaborava D’Antona quando venne assassinato) che ha ideato la misura e l’Inps che eroga il sussidio».

Chi è Federica Saraceni
La Saraceni ha sempre negato di far parte delle Brigate rosse, ma i giudici della Corte di Appello di Roma e della Cassazione – sulla base delle informative dell’Antiterrorismo – hanno maturato parere opposto. Gli investigatori avevano trovato un manifesto del brigatista Mario Galesi affisso al muro dell’appartamento. E il ritrovamento di una lettera definita “un vero e proprio elogio funebre”. Nella dedica si leggeva, tra l’altro: “Non eri solo neppure nella tua scelta che in tanti abbiamo ritenuto coraggiosa e coerente. Hai dato la vita per sconfiggere l’ingiustizia di questo mondo. Grazie dolce Mario e onore a te”.

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