La figuraccia del “gretino” Fioramonti. Fa una roba di sinistra e finisce nel tritacarne

 

Ammettiamolo: uno come Lorenzo Fioramonti all’Istruzione ci voleva. Ci voleva per il semplice fatto che un ministro che teorizzasse lo sciopero come surrogato dell’offerta scolastica effettivamente ci mancava in quell’autentica galleria degli orrori che, salvo qualche eccezione, è stato il Miur dal dopoguerra in poi. Il post con cui autorizza i presidi a giustificare l’assenza di quegli studenti (tutti, ovviamente) che ogni venerdì preferiranno la piazza all’aula a maggior gloria di Greta Thunberg, è una resa incondizionata alla demagogia travestita da trasgressivismo. Forse Fioramonti aveva in mente il fecondo anticonformismo del professor John Keating dell’Attimo fuggente, ma è riuscito solo a fare la parodia dell’Ecce Bombo di Nanni Moretti: una robetta de sinistra, coda post-ideologica dello sciocchezzaio ideologico che in decenni – prima contro la scuola borghese, poi quella dell’autoritarismo, quindi quella del nozionismo e infine la scuola stessa al netto di ogni ismo – ha ridotto la pubblica istruzione ad un allevamento di somari. Con la differenza che prima il 6 politico si strappava con la lotta mentre oggi il filone di massa con giustifica incorporata reca addirittura il timbro ministeriale. Una vera assurdità, alla luce del coma profondo in cui versa la scuola.

Fioramonti ignora il coma della scuola
Lo ha certificato L’Istat a maggio, citando il Rapporto Sdg sullo Sviluppo sostenibile del 2018: il 34,4 per cento degli studenti italiani di terza media «non raggiunge un livello sufficiente di competenza alfabetica». Percentuale che sale al 40, addirittura a 50 al Sud, sulla competenza numerica. Una Caporetto culturale. Conosce questi numeri signor ministro? Sa che quel rapporto metteva al quarto posto l’obiettivo «istruzione di qualità per tutti»? Lei pensa di centrarlo con una scuola in funzione dal lunedì al giovedì o crede davvero che chi sciopera il venerdì torni in classe il giorno dopo? Coraggio, si riconnetta al mondo reale. Tanto più che tra modello finlandese, merendine tassate e sciopero con week-end ha già mostrato di essere fuori posto. Non è il primo, in verità. Ma almeno i suoi predecessori tentavano di emulare Giovanni Gentile, l’unico – chissà perché – al quale sia riuscito di riformare sul serio la scuola. Lei, invece, è solo un grillino aspirante gretino. A conferma che al peggio, purtroppo, non c’è mai fine.

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