Matteo Renzi, fannullone con reddito di latitanza da quindicimila euro al mese

Contrordine, Matteo Renzi non è affatto un pericolo. La sua mossa verso l’ennesimo partitino della politica italiana non porterà con sé chissà quale rivoluzione. Se dipendesse da Renzi, il bagaglio programmatico di Italia Viva sarebbe pari a zero. Basterà qualche poltrona e i guai nemmeno cominceranno.
Il senatore di Scandicci è considerato a Palazzo Madama alla stregua di un fannullone qualsiasi. Con la differenza che il suo reddito di latitanza – anziché di cittadinanza – è un po’ più cospicuo di quello elargito da Di Maio: quindicimila euro al mese, che di questi tempi qualche differenza la fanno.

Renzi non ha ancora presentato neppure una proposta di legge
Proprietario di otto immobili con quote diverse e due dei quali con nuda proprietà, Renzi non riesce proprio a lavorare.
Eletto per fare il senatore, avrebbe potuto cimentarsi nella produzione legislativa. Basti pensare che dall’inizio della legislatura partita col voto del marzo 2018 ad oggi, al Senato sono stati presentati ben 1476 disegni di legge. Nessuno di questi ha l’onore della prima firma di Renzi. Che ha vergato con il suo autografo solo quattro proposte altrui, due del senatore Nannicini sulla delega al governo per assegni per i figli e sul reddito di inclusione. Le altre due con la Pinotti per le vittime della tragedia del ponte Morandi e con Rampi a favore di Radio Radicale (da non far sapere ai Cinquestelle).
Nessuna delle proposte “cofirmate” da Renzi ha avviato l’iter nelle commissioni di merito. Portasse iella?
Su 149 sedute dell’Aula del Senato, il capo di Italia Viva – pensate se fosse morta – ha parlato pochissime volte. Lo conoscevamo più loquace come oratore. Si è impegnato di favella sul decreto milleproroghe, quello per Genova, sul bilancio dello Stato, sul reddito di cittadinanza (non dei senatori…) e sul decreto crescita. Poi ha parlato due volte sulla fiducia a Conte. La prima volta contro il premier – perché stava con Salvini – e la seconda a favore del premier – perché stava contro Salvini.

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Scarso negli emendamenti, si consulti con la Bellanova
Poi, nell’intensa e fervida attività parlamentare di osservatore delle proposte degli altri, Renzi si è distinto come firmatario di mozioni non scritte da lui ma da senatori più laboriosi. Zero interpellanze e appena due interrogazioni con la sua prima firma (oltre a quelle su iniziativa dei soliti suoi colleghi): una sull’Isis e una, immancabile, contro Salvini per il sequestro di un telefonino con un video fatto da una ragazza che sfotteva l’allora ministro dell’Interno.
Quindicimila euro al mese per i quali il massimo sforzo è stato compiuto da Renzi presentando in poco più di un anno a Palazzo Madama un gruzzoletto di emendamenti, 25, dieci dei quali preclusi e uno inammissibile. Non li sa neppure scrivere. Si consulti con la Bellanova.
Il sito OpenParlamento è ancora più spietato, che lo dà assente nel 41 per cento dei casi, a fronte di una media senatoriale del 6. Ecco, uno così è evidentemente distratto dalle nomine, dai posti, e non dai contenuti delle battaglie politiche e parlamentari. Un pallone gonfiato che ora si fa applaudire dagli addetti ai lavori amanti del potere e delle sue manovre; ma che non porta nulla in dote al popolo.
Uno così vorrebbe comandare. Purtroppo Mattarella non ci ha fatto votare.

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