Per la dem Ascani chiedere il voto è un insulto. E se la prende con Giorgia Meloni: “Arrogante, chieda scusa”

 

L’insofferenza dei politici del Pd per la destra cresce progressivamente. Ormai non la nascondono neanche più, manifestando il loro fastidio con argomentazioni che non stanno in piedi. Evidentemente la tecnica è di insultare l’avversario per distogliere l’attenzione dal ribaltone che Zingaretti e Renzi stanno preparando accingendosi a governare con il M5S.

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Ecco cosa dice Anna Ascani, vicesegretaria Pd, dopo le dichiarazioni di Giorgia Meloni all’uscita dallo studio alla Vetrata per il colloquio con il Capo dello Stato: “L’arroganza di Giorgia Meloni è pari se non addirittura superiore a quella del suo compare Salvini: forte del 4% preso alle ultime politiche, si presenta al Quirinale addirittura con la pretesa di spiegare la Costituzione al presidente Mattarella, che della Costituzione non soltanto è il massimo garante in qualità di Capo dello Stato ma ne è anche uno dei maggiori conoscitori come costituzionalista ed ex giudice costituzionale. Meloni farebbe bene a chiedere scusa a Mattarella e ad avere maggiore rispetto istituzionale quando si reca al Colle”. “Secondo la Costituzione – conclude Ascani – l’interruzione anticipata della legislatura la decide il Quirinale, non Giorgia Meloni e nemmeno Salvini”.

Ma cosa aveva detto Giorgia Meloni per innervosire così tanto il Pd? Ecco la sua dichiarazione: “Il Presidente Mattarella -ha aggiunto- si trova a tenere in considerazione due diverse prescrizioni costituzionali: quella di verificare che in Parlamento ci sia o meno una maggioranza per un governo; e quella data dall’articolo uno della Costituzione che dice che la sovranità appartiene al popolo, che è nei principi fondamentali della Costituzione e quindi è prescrizione tra le più vincolanti della nostra Costituzione”.

 

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