Il malumore dei leghisti: “Finiamo all’opposizione in pasto ai magistrati”

«Siamo pronti ad andare all’opposizione». Il mood della truppa leghista dà per scontato l’accordo Pd-M5s-Leu e si prepara allo scenario peggiore per il partito, non il voto anticipato ma una permanenza lunga nei banchi dell’opposizione.

Un epilogo della crisi che sarebbe negativo per la Lega, Salvini non avrebbe più la ribalta del Viminale per poter girare l’Italia nelle vesti di ministro che difende i confini e gli interessi nazionali, ma tornerebbe un semplice senatore dell’opposizione. A questo, tra i leghisti, si aggiunge il timore di un’escalation dell’accerchiamento giudiziario del capo, specie con una maggioranza «filo-manette» M5s-Pd che non garantirebbe più a Salvini lo scudo del per le eventuali richieste di autorizzazione a procedere da parte di qualche procura (come sul caso Diciotti, in cui il M5s ancora alleato votò contro «salvando» il ministro dell’Interno).

Anche il segretario sembra prevedere l’esito di un inciucio Pd-Cinque stelle: «Chiunque abbia timore del voto ha solo paura di perdere la poltrona. Hanno scelto Renzi? Auguri. Lo spieghino alle vittime di Bibbiano e ai truffati di Banca Etruria» twitta Salvini. A Di Maio che nell’assemblea con i parlamentari grillini l’ha definito «disperato», risponde: «Gli unici disperati sono i parlamentari (renziani su tutti) che non vogliono le elezioni perché hanno paura del giudizio degli Italiani. I giochi di potere e di palazzo, sulla pelle delle mamme di Bibbiano e dei risparmiatori di Banca Etruria, sono il vergognoso tradimento del popolo italiano». I suoi però non escludono nessuno scenario. «Tutto dipenderà da cosa dirà oggi Conte» ripetono i consiglieri di Salvini. Un risoluzione che di fatto lo sfiduci (la mozione di sfiducia è stata depositata ma non può essere votata oggi perché non è stata calendarizzata), nel caso il premier attacchi duramente il suo ministro. Ma anche la riapertura di un dialogo con il M5s, perché se per Salvini la via maestra è il voto, la seconda priorità è impedire che il Pd torni al governo. «Se Renzi e la Boschi pensano che Salvini faciliterà la nascita di un esecutivo Pd-M5s si sbagliano di grosso» raccontano i fedeli del Capitano. Le relazioni però sono al minimo storico: nessun contatto neppure ieri tra Salvini né con Conte né con Di Maio.

Nella tarda mattinata di oggi il leader leghista incontrerà i suoi senatori, per spiegare la linea da tenera in aula durante la resa dei conti con il premier a Palazzo Madama. Sarà lo stesso Salvini ad intervenire al Senato. «Ho la massima fiducia in Matteo, sono convinto che abbia fatto tutto bene, con cognizione di causa e grande lucidità» spiega il senatore leghista Simone Pillon. A microfoni rigorosamente spenti altri leghisti manifestano maggiori dubbi sulle ultime mosse del segretario. Tra i leghisti inizia a serpeggiare la delusione per gli errori fatti dal leader e il rischio che la crisi da lui innescata non porti a elezioni ma ad un governo sinistra-M5s che su immigrazione e tasse annullerà gli sforzi fatti dalla Lega al governo. Alcuni istituti di sondaggi rilevano una leggera flessione della Lega dopo una cavalcata degli ultimi mesi. Un leghista delle origini ora osservatore esterno come Roberto Maroni fa una critica aperta: «Salvini avrebbe dovuto ritirare i ministri, come fece Bossi nel 1994 col primo governo Berlusconi. Pensavo che l’avrebbe fatto, dopo le sue dichiarazioni di sfiducia agli inizi di agosto» spiega l’ex governatore lombardo.

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