Calenda: “L’Italia non risorge con un governo Frankestein”

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Non solo Nicola Zingaretti e Matteo Renzi. Tra gli spettatori del Pd interessati a un possibile accordo di governo con il Movimento 5 Stelle c’è anche Carlo Calenda.

L’eurodeputato dem, sempre molto attivo sui social, da tempo mette in guardia i suoi da un possibile accordo con i pentastellati. Un atteggiamento critico confermato nell’ultima intervista a Repubblica dove Calenda avverte: “I sovranisti si battono con idee nuove, coraggio e una classe dirigente all’altezza. Non con governi Frankenstein che hanno come unico obiettivo l’autopreservazione. Se la classe dirigente dell’opposizione non si sente in grado di affrontare le elezioni – spiega l’ex ministro – si cambia la classe dirigente, non ci si allea con gli avversari antidemocratici per evitarle”.

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Tra i bersagli di Calenda anche il premier Conte, attorno al quale potrebbe cementarsi l’asse Pd-M5S. “Cosa mi attendo da Conte in Senato? Tutto o il contrario di tutto. È stato il presidente del Consiglio del peggior governo. Spero che il Pd non lo innalzi al ruolo di statista, sarebbe l’ultima beffa”. A rischio, per Calenda, è il futuro stesso dei democratici. Un governo con i 5 Stelle “sarebbe la fine del Pd. Si possono fare governi con chi ha idee diverse, non con chi ha valori diversi. Spero che Gentiloni e Zingaretti – continua Calenda – diano segnali di esistenza in vita. Altrimenti il Pd già oggi spaccato nella base, e pieno di rancori nei vertici, morirà”.

E la coalizione “Ursula” proposta da Romano Prodi? “Non condivido la sua posizione perchè il voto dei 5 Stelle era puramente tattico per differenziarsi da Salvini. Però almeno la proposta di Prodi è seria nel metodo”, spiega Calenda, che qualche giorno fa ha minacciato di abbandonare il Pd in caso di alleanza coi 5 Stelle. Ma “spero di restare nel Pd e lavorare alla costruzione di un ampio fronte repubblicano per sconfiggere Salvini”, l’augurio dell’ideatore della lista Siamo Europei. Come? “Mettendo insieme popolari, liberali e socialdemocratici come vuole Prodi ma guadagnandoci sul campo la vittoria. Non si battono i sovranisti con i governi degli sconfitti e dei timorosi”, conclude l’eurodeputato.

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