E Casaleggio apre al Pd

Mai così vicini al Pd. Martedì, in occasione della votazione al Senato della calendarizzazione della mozione di sfiducia al premier Giuseppe Conte, l’alternativa si è palesata nel voto dell’aula.

M5s, Pd e Leu contro la «deriva autoritaria» del leader della Lega Matteo Salvini. Il virgolettato, nonostante più di un anno di governo insieme, proviene direttamente dalla pancia dei gruppi parlamentari dei Cinque stelle. Un organismo composito, iperattivo e imprevedibile. Cementato, già all’indomani della crisi aperta da Salvini, da un mantra, che più semplice e pragmatico non si può: «Non dobbiamo andare a votare». Il proponimento è stato espresso dalla grande maggioranza di deputati e senatori durante l’assemblea congiunta di lunedì. «Per Di Maio il vero punto di svolta è stato quello», dicono fonti parlamentari.

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Alla Camera si parla addirittura di oltre 100 deputati disposti ad aprire al Pd senza troppi giri di parole. Il ragionamento, conseguenza di quanto accaduto durante l’assemblea, prevede di «fissare una linea chiara e sottoporla al capo politico Luigi Di Maio». La stessa «conta» è in corso a Palazzo Madama, dove è stata già testata la nuova ipotetica maggioranza giallorossa. In entrambe le camere del Parlamento circa il 90% degli eletti pentastellati è deciso a dare il via a un nuovo accordo con il Pd. Magari con la sottoscrizione di una formula molto simile a quella del «contratto di governo» stilato con la Lega. E sarebbe stato confezionato addirittura un documento da consegnare a Di Maio «in cui indicheremo chiaramente la strada da seguire», fanno sapere le stesse fonti che premono per un avvio rapido del dialogo con i dem. Luce verde all’operazione è arrivata anche da Davide Casaleggio, presidente dell’Associazione Rousseau, che negli scorsi giorni, come riportato dal Giornale, aveva sondato la reazione della base attraverso una serie di stress test sul web. L’AdnKronos ha rivelato che Casaleggio lo scorso 4 luglio aveva invitato il fondatore del Pd Romano Prodi a un convegno nella Capitale a porte chiuse sulla cittadinanza digitale. Prodi, impegnato in un viaggio in Cina, aveva dato forfait. Tornando al gioco parlamentare, significativo l’intervento del deputato siciliano Giorgio Trizzino, considerato come uno degli ufficiali di collegamento tra il mondo grillino e il Quirinale. Il pentastellato «mattarelliano» ha spiegato: «Ci vuole un cammino work in progress, andare lentamente verso una ricomposizione. Sono convinto che buona parte dei nostri valori siano condivisi dal mondo riformista del Partito democratico». L’unico intoppo, al momento, è la figura ingombrante di Matteo Renzi, con il quale i grillini dicono di non volersi sedere a nessun tavolo.

Intanto il Blog delle Stelle ha continuato il battage anti-Salvini: «Ora perché non ti dimetti?», ha titolato il sito ufficiale del M5s, lanciando l’hashtag #PrimalePoltrone. Contemporaneamente, nei gruppi M5s si sta registrando un piccolo smottamento «a destra». I «grillini per Salvini», di cui parlava Il Giornale l’8 maggio scorso, propenderebbero per una neutralizzazione della crisi e una revisione del contratto con la Lega. Ma ora sono in netta minoranza rispetto ai «grillini per Zingaretti».

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