Senatori “democratici” come i centri sociali: non si parla e non si vota

Dai Conte, almeno a Ferragosto la cadrega l’hai salvata. Quelli che vogliono spalancare le frontiere, quelli che la notte sognano come tassare di più il nostro popooo, i distruttori di ogni speranza per il futuro si sono messi assieme e per una settimana ti hanno lasciato a palazzo Chigi.

I nuovi soci il presidente del Consiglio li ha trovati al Senato. Si riconoscevano dagli schiamazzi mentre parlava Salvini. O meglio: mentre tentava di parlare. Attempatissimi senatori che sembravano uscire dai centri sociali non volevano che pronunciasse il suo intervento. Con questi partner Giuseppe Conte si potrà inventare ciò che vuole, ma ballerà più di un barcone delle Ong. Un governo zattera è il contrario di quel che serve all’Italia.

Tagliare i parlamentari e poi votare subito
Quel che è triste è il tentativo di vanificare la democrazia. Non si parla con le elezioni, non si parla al Senato, non si può parlare nelle piazze. Vietato discutere la sfiducia al governo. E si fanno chiamare “democratici”.

Salvini, ieri in Senato, ha raccolto la sfida di Di Maio sul taglio dei parlamentari con un autentico colpo di scena. Perché quella del leader pentastellato è una buffonata. Di Maio pensava di mettere in difficoltà il capo leghista dicendo: “Votiamo un minuto dopo aver ridotto deputati e senatori”. Una messinscena, perché se la legislatura si interrompe anticipatamente, il taglio vale per quella successiva. Salvini lo ha chiamato a dare coerenza alle parole. La difesa a testuggine della legislatura in corso è sempre più complicata.

Non se ne esce con un governo che tradisca la volontà del popolo italiano. Perché al fondo il tema sarebbe devastante per i contenuti: si metterebbero assieme nel nome dei confini aperti, dello ius soli, della tassa patrimoniale. Inaccettabile.

Draghi come Monti nel 2011?
Il Partito Democratico non potrebbe rinunciare ai suoi connotati nel governo di legislatura escogitato da Goffredo Bettini. Galleggiare quattro anni lo devasterebbe. In realtà sanno di poter passare solo la nottata e per questo ci rifletteranno ancora. A Conte potranno promettere non voti parlamentari ma una bella designazione come commissario europeo: sarebbe l’uomo che conquista più poteri anno dopo anno senza aver scomodato un solo elettore. “Democratici”.

Certo, se Mattarella se ne convince…. Perché tra il dire e il fare c’è di mezzo il mare, come si sa. E c’è bisogno di un nome grosso per poter tentare l’azzardo. Ma c’è chi è disponibile a farsi triturare dal Parlamento. Un Draghi oggi come Monti nel 2011? Sarebbe una nuova sciagura per l’Italia, le mani delle centrali finanziarie sui conti del Paese, col sostegno di chi le elezioni le perde sempre e non le vince mai.

Una sinistra impazzita e terrorizzata dal ricorso alle urne potrebbe anche provarci, ma si troverebbe dopo poche settimane a fare di nuovo i conti col suo popolo massacrato socialmente. Non ci provino, perché il consenso non si costruisce più a Palazzo, ma in mezzo alle persone. Il fatto che a sinistra siano consapevoli del disprezzo popolare non è un buon motivo per insistere sulla cancellazione definitiva dei diritti della nostra gente. Votare è un diritto quando un governo finisce in questa maniera.

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