L’ira del Quirinale sull’azzardo del “Capitano”

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«Sconcerto», che nel gergo quirinalizio vuol dire «irritazione», che nei fatti si traduce in vera rabbia.

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A far infuriare Sergio Mattarella, a increspare le acque smeraldine del suo breve soggiorno sull’isola della Maddalena, è la mossa a sorpresa di Matteo Salvini in Senato, e cioè l’offerta ai Cinque Stelle di approvare il taglio di parlamentari subito, prima di andare al voto in autunno con il vecchio sistema, perché col il nuovo non si fa in tempo. Si parla già di calendarizzarla il 22 agosto. Ebbene, fanno sapere dalla Sardegna, «non si può fare», non si può pensare di approvare una riforma costituzionale così importante e di tale portata e poi «congelare» i suoi effetti per cinque anni. Non si può pretendere di cambiare le regole del gioco all’ultimo minuto e poi continuare la partita come se nulla fosse. Ma dove siamo? Giornata pesante, che il capo dello Stato ha seguito passo passo. Lo spariglio del leader della Lega ha movimentato un martedì agostano che già non era molto tranquillo. La disponibilità mostrata dal ministro dell’Interno ha messo in crisi lo stato maggiore grillino, che è rimasto a lungo afono, incapace di una replica intelligente alla mossa del cavallo Salviniana: offrirsi di approvare in quarta e definitiva lettura il taglio dei deputati e dei senatori elimina infatti alla radice la scusa, il motivo principale per i 5s di allearsi con il Pd, ovvero riuscire a salvare in extremis una dello loro riforme di bandiera. Demagogica, però assai d’effetto. Caduta infatti questa necessità, come spiegare alla base ribollente del movimento un simile matrimonio contro natura, un governo con i nemici di sempre, gli odiati pidioti? Bisognerà trovare un’altra motivazione nobile che non sia la paura di finire dimezzati dalle urne. Ma adesso ecco che arriva l’obiezione del Quirinale alla manovra, un no che potrebbe riaprire i giochi e ridare fiato al governone. Secondo Sergio Mattarella la Costituzione non è un elastico che si può tirare a piacimento di qua e di là. Quando si decide di riformare un capitolo importante del nostro sistema democratico, come la composizione delle Camere e il numero dei delegati del popolo, occorre poi essere conseguenti. Si sceglie di tagliare i parlamentari? Benissimo, allora bisogna votare con le nuove regole.

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