Altro che lezioni di accoglienza: adesso Berlino blinda i confini

Il governo Merkel ha da poco manifestato la volontà di “chiudere” il confine tra Germania e Svizzera.

A promuovere tale decisione in seno all’esecutivo federale è stato il ministro dell’Interno Horst Seehofer, presentandola come uno strumento per salvaguardare il Paese dall’“immigrazione selvaggia” proveniente dalla repubblica alpina.

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L’introduzione di “severi” controlli di polizia alla frontiera tra i due Stati, lunga 347 chilometri, è stata quindi giustificata dal titolare del dicastero in questione facendo riferimento, durante un’intervista al settimanale di Amburgo Der Spiegel, a recenti fatti di cronaca nera.

In particolare, Seehofer ha additato l’episodio avvenuto lo scorso lunedì alla stazione di Francoforte, dove un cittadino eritreo proveniente proprio dalla Svizzera ha buttato sotto a un treno, causandone la morte, un ragazzino, come una “tragica” dimostrazione del “lassismo” osservato finora da Berna in ambito migratorio.

Il varo di rigidi controlli di frontiera da parte di Berlino non sarebbe altro che una reazione al “pressoché inesistente” monitoraggio, da parte delle autorità elvetiche, dei flussi di migranti dal territorio della nazione alpina verso quello teutonico. La linea dura del governo tedesco contro i “pericoli” provenienti dalla vicina Confederazione si concretizzerà quindi principalmente nell’istituzione di posti di blocco lungo le autostrade che collegano i due Paesi, nonché presso gli aeroporti e gli snodi ferroviari.

Sempre nell’intervista a Der Spiegel, Seehofer ha ammesso che l’introduzione di controlli di polizia al confine in questione costituisce una violazione dell’Accordo di Schengen, di cui Berlino e Berna sono membri e che impone l’assenza di qualsiasi impedimento alla libera circolazione delle persone attraverso le nazioni parti, ma ha contestualmente precisato che “ragioni di sicurezza interna” possono sempre giustificare sospensioni di tale trattato. La situazione che starebbe vivendo oggi la Germania, costretta a fronteggiare ogni anno circa “50mila arrivi di migranti partiti dalla Svizzera”, costituirebbe, ad avviso del ministro, proprio un’“emergenza in materia di ordine pubblico”, presupposto adeguato a interrompere l’applicazione delle norme Schengen.

La decisione dell’esecutivo Merkel di “blindare” la frontiera tra la nazione teutonica e quella alpina ha infiammato il dibattito parlamentare in Germania, con i partiti di opposizione che, per ragioni diverse, hanno attaccato la linea dura di Berlino sul fronte-migranti. In primo luogo, il partito Fdp, di ispirazione liberale, ha condannato l’iniziativa di Seehofer evidenziando i “danni ai commerci tra i due Paesi” derivanti dalla sospensione della libera circolazione di persone e merci, mentre gli esponenti della sinistra hanno invece denunciato la“natura fascista” della mossa del titolare dell’Interno.

Konstantin von Notz, capogruppo de I Verdi al Bundestag, e Ulla Jelpke, deputata della formazione post-comunista Die Linke, hanno appunto rinfacciato al ministro di avere promosso una svolta “degna dell’estrema destra”. Tuttavia, anche i nazionalisti di AfD, paradossalmente, hanno lanciato feroci critiche all’indirizzo delle autorità federali.

Le accuse avanzate dal partito sovranista tramite la sua leader parlamentare Alice Weidel si concentrano infatti sulla “carenza di fondi e di personale” che attualmente starebbe scontando la polizia teutonica e che, di conseguenza, renderebbe “inattuabili” i controlli di frontiera annunciati da Seehofer. L’iniziativa di quest’ultimo, apparentemente non supportata da adeguate risorse finanziarie e umane, è stata quindi etichettata dalla Weidel come “un grande bluff”.

A favore di un rafforzamento del monitoraggio dei flussi migratori si è, al contrario, subito schierato Thomas Ströbl, responsabile della Sicurezza nel governo del Baden-Württemberg, Land tedesco in cui si trova la principale porzione del confine tra Germania e Svizzera. Egli ha elogiato con queste parole la linea dura di Seehofer: “Centinaia di clandestini sfruttano ogni giorno la libera circolazione garantita dalla Convenzione Schengen per passare dal territorio elvetico al nostro e portare così da noi caos e pericoli per la sicurezza nazionale. È giunto il momento di ristabilire l’ordine e di difenderci dalle infiltrazioni illegali”.

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