Tensioni alla marcia No Tav Tagliata la rete del cantiere

“L’obiettivo è raggiungere al cantiere”. La marcia No Tav è partita dal campeggio di Venaus per raggiungere la “zona rossa” di Chiomonte.

Bandiere e cori sfidano la pioggia e i timori di scontri e violenze. “È un tempo partigiano”, hanno detto i militanti, “Quattro gocce non ci spaventano”.

Ad aprire il corteo c’è lo striscione che recita: “La valle che resiste – No tav”. I manifestanti scandiscono slogan come “I popoli in rivolta scrivono la storia, To Tav fino alla vittoria” e “Giù le mani dalla Val di Susa”. Al momento sembra scongiurato il pericolo che gli anarchici possano trasformare la marcia in guerriglia.

“Io spero sia una manifestazione bagnata, ma partecipata, fatta con la testa e non con la pancia perché chi oggi tira una pietra, una castagna o qualunque cazzata sappia che lo fa solo per fare un regalo a Salvini, non certo per il movimento non certo per il No tav”, avvisa il leader storico del movimento, Alberto Perino, “È una manifestazione per ricordare che ci siamo, c’eravamo, ci saremo sempre e saremo sempre in mezzo ai piedi a loro”.

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L’arrivo a Chiomonte si apre però tra le tensioni: un gruppo di attivisti No Tav, tutti a volto coperto, è giunto al cancello posto lungo il sentiero gallo-romano e sta tagliando la recinzione con un flessibile. Le forze dell’ordine monitorano con attenzione la situazione e, in particolare, un camioncino che segue il corteo.

Ma nel mirino ci sono anche i Cinque Stelle, accusati di aver tradito la causa No Tav che avevano sposato fin dalla nascita del movimento. Questa notte dal ministero di Toninelli è partita la lettera alla Ue che conferma l’impegno a terminare la linea dell’Alta velocità Torino-Lione. Manca la firma dell’esponente grillino, ma il M5S resta sotto accusa. “Comunichiamo che non ci facciamo prendere in giro e non si farà prendere in giro da nessuno”, dicono i manifestanti, “Diciamo a tutti i politici, M5S in primis, che i loro giochi di potere e di poltrone non ci interessano. Dopo le parole di chi in campagna elettorale aveva promesso che la Tav non si sarebbe fatta ci ritroviamo a dover sentire stupidaggini a mezzo stampa su costi e opportunità. Non ci sono governi amici, ma non significa che in molti non sperassimo che ci fosse una vittoria. Siamo in tanti a far sentire la nostra voce con forza e determinazione. Non accettiamo intimidazioni. Fermare la Tav tocca a noi”.

“Non mi interessa sentire Grillo, mi è bastata la sua dichiarazione”, accusa anche Beppe Grillo, “Sono deluso, con lui a livello personale perchè c’era un rapporto di stima non dico di amicizia. Non ho capito la sua presa di posizione”.

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