Match Salvini-Sala sulle pistole elettriche: «Milano le rifiuta». «Un cinema per 2 taser»

Dopo 5 giorni di liti interne alla maggioranza, il consiglio comunale ha approvato ieri la modifica al regolamento di polizia urbana che allarga le aree di applicazione del daspo, introdotto dall’ex ministro dell’Interno Pd Minniti e rafforzato da Salvini.

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Il Pd si è compattato (astenuto solo Carlo Monguzzi) dopo aver tolto ogni riferimento in delibera agli «accattoni molesti» mentre Milano Progressista è rimasta in trincea e ha votato contro, accusando la giunta di inseguire Salvini, no anche da Basilio Rizzo (Milano in Comune). A favore Lega e Fi, astenuti Milano Popolare e l’azzurro De Chirico. E Il vicepremier leghista ieri mattina ha fatto tappa a Milano per un sopralluogo al cantiere del Cpr di via Corelli, l’ex Cie e poi centro di accoglienza per profughi che riaprirà a ottobre come Centro di permanenza per il rimpatrio: «I lavori procedono spediti, per fare espulsioni occorrono i centri dove ospitare gli immigrati – ha ribadito -, entro l’autunno qui ce ne saranno 140». E se Salvini ha tiepidamente apprezzato che anche il consiglio comunale da lì a poco si apprestasse a votare un’estensione degli ordini di allontanamento («tutto ciò che aumenta le garanzie di sicurezza va in una direzione giusta»), ha puntualizzato invece che non gli «è piaciuto che alcuni sindaci abbiano annunciato che non do vorranno la pistola elettrica in dotazione ai vigili». Non serve citare Beppe Sala che ha sposato l’odg di Milano Progressista che chiedeva di respingere al mittente i taser. E ieri, al termine della seduta di giunta allo Stadera, ha ribattuto al ministro che «è una misura talmente parziale che preferiamo andare avanti sulla nostra strada, stiamo già testando gli spray al peperoncino. E stiamo parlando di sperimentare 2 pistole elettriche a Milano, tutto questo cinema per 2 taser mi pare un po’ eccessivo..». E «preferisco – aggiunge – che il test lo facciano le altre forze di polizia, non capisco perchè con tutti i problemi che hanno già i vigili dobbiamo aggiungere questo». Un match continuo. In un’intervista a Repubblica ieri il sindaco ha sostenuto che Salvini «si possa sconfiggere», sottolineando che «non succederà domani ma non vedo una sinistra che si rassegna. Per arrivare al 40% però bisogna guardare ai liberali e a cosa diventerà il Movimento 5 Stelle, all’interno ci sono più anime. Su Luigi Di Maio il giudizio è altamente negativo, culminato dall’introduzione del mandato zero» dopo anni a difendere la linea del due e non più di due mandati, «è la negazione dei principi fondanti del M5S». Salvini punge: «Se fossi il sindaco di Milano mi occuperei di Milano, faccia pure politica, in bocca al lupo a lui, anche se gli italiani stanno premiando noi e non il Pd, ma nel capoluogo qualche problemino c’è. Io sarò a Rogoredo la prossima settimana». E nel solito ping pong Sala rilancia: «Vale anche per lui, va in tv a parlare di temi che non gli competono, la politica è anche opinione. E oggi attrae una fiducia che può fare in fretta a cambiare. Ma continuo a ripetere ai miei che non dobbiamo farci dettare l’agenda dalla Lega, usciamo dal dibattito sulle loro idee o anneghiamo». Ma a tenere la palla per ora è sempre Salvini.

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