La Corte Costituzionale sbaglia sulla prostituzione

Basterebbe farsi un giro per le città, parlare con le prostitute, ascoltare le associazioni di categoria che censiscono solo in Italia oltre 120.000 escort, per comprendere che l’attività sessuale è una forma libera, autogestita, e con un fatturato annuo di miliardi di euro. Senza dimenticare 20 milioni di clienti.

La Legge Merlin del 1958 è profondamente sbagliata e superata dagli eventi, dal contesto sociale, dalla professione come oggi viene esercitata. Ha provato a metterla in dubbio la Corte D’Appello di Bari, che però ha visto respingere le proprie istanze dalla Corte Costituzionale con sentenza n. 141/2019.

«La scelta di “vendere sesso” trova alla sua radice, nella larghissima maggioranza dei casi, fattori che condizionano e limitano la libertà di autodeterminazione dell’individuo, riducendo, talora drasticamente, il ventaglio delle sue opzioni esistenziali. Può trattarsi non soltanto di fattori di ordine economico, ma anche di situazioni di disagio sul piano affettivo o delle relazioni familiari e sociali, capaci di indebolire la naturale riluttanza verso una “scelta di vita” quale quella di offrire prestazioni sessuali contro mercede».

Questo uno stralcio della sentenza, intrinseca di una visione bigotta, patriarcale e con un carico morale fuori dal tempo e dallo spazio odierno. Lo sfruttamento della prostituzione, la prostituzione minorile, il meretricio stradale, ecc, sono giustamente puniti e devono rimanere severamente puniti. Su questo non ci piove, e siamo tutti d’accordo.

Allo stesso tempo però non è possibile pensare che quella di vendere il proprio corpo non sia mai una scelta totalmente libera, perché se vogliamo metterla sul piano intellettuale ed interiore, oggi la stragrande maggioranza degli impieghi è “sopportata” mal volentieri da persone sfruttate, sottopagate, inquadrate in mansioni più basse rispetto alle loro qualifiche, e che quindi vengono coartate e limitate nelle loro aspirazioni.

Presumibilmente nemmeno i lavori usuranti o in miniera, sono “totalmente liberi”, chi mai si sveglierebbe felice di svolgere mestieri lugubri? Sono le condizioni economiche, sociali, o famigliari, a spingerli. Sulla Terra ci sono allora miliardi di lavoratori così vessati, la stragrande maggioranza, cosa c’entrano le prostitute? Per quel che mi riguarda, tutte le escort che conosco sono felici e abbastanza agiate. Compreso Efe Bal, che ho anche intervistato più volte, essendo un trans iperattivo nella battaglia per la regolamentazione.

Le escort in Italia chiedono protocolli sanitari, contributi, emersione sociale, sicurezza, in un contesto normativo che le protegga, e non che invece continui ad insistere sulla ghettizzazione morale, che non fa altro se non lasciare alla malavita e all’evasione fiscale il giro d’affari. Esistono molti siti come Escort Advisor, o Bacheca Incontri, che permettono di recensire o di affiggere bacheche per clienti, in base alle tariffe, alle preferenze etniche e fisiche, alla località, ecc. Non ci sono limiti, tabù e soprattutto, non c’è nessuna costrizione.

Basta prendere un aereo per Berlino e capire il funzionamento di uno dei tanti FKK europei, bordelli regolamentati e funzionanti. Non è raro trovare tante ragazze italiane, magari all’Università – che per pagarsi gli studi – non va loro a genio di lavare i piatti per qualche spicciolo. È una questione di scelte, autodeterminazione, ed imprenditorialità. Con buona pace della Cassazione.

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