“Così ho aiutato la Lega a liberare la mia Ferrara dai cattocomunisti”

«Non voglio vantarmi dicendo che la Lega ha vinto grazie a me» premette Vittorio Sgarbi con una modestia sospetta per uno come lui.

In effetti, il critico d’arte e ferrarese doc è sicuro che lo sfondamento leghista nella roccaforte rossa Ferrara ci sia stato (anche) grazie al suo supporto al candidato Alan Fabbri. «Ho iniziato io a sgretolare l’amministrazione di sinistra di Ferrara battendomi contro lo sciagurato progetto di ampliamento di Palazzo dei Diamanti, il più importante edificio rinascimentale italiano. Un’assurdità come voler aggiungere un canto alla Divina Commedia o all’Orlando Furioso. Il destino ha voluto che quelli che ci hanno fatto vincere non siano gli elettori di destra, ma quelli di Italia Nostra (associazione che tutela i beni culturali nazionali, ndr). Proprio quando stavo presentando il libro Italia da salvare di Giorgio Bassani, fondatore di Italia Nostra, manifestai pubblicamente la mia indignazione dichiarando: Bisogna arrestare, nel senso di fermare, il sindaco Tagliani. Ho raccolto io migliaia di firme anche da personalità della cultura come Vittorio Emiliani, Pier Luigi Cervellati, Eugenio Riccomini, Pupi Avati, Tahar Ben Jelloun, e anche da esponenti di sinistra come il sindaco di Firenze Dario Nardella e Massimo D’Alema. E grazie a questa nostra battaglia che il ministero dei Beni culturali ha bocciato il tentativo di mettere le mani su Palazzo dei Diamanti. Insomma ho creato io terra bruciata intorno all’amministrazione di sinistra».

Vuol dire che senza la sua battaglia culturale la Lega non avrebbe espugnato Ferrara?

«Dico che non era scritto che si dovesse vincere e che se c’era la possibilità di perdere era proprio sul tema della cultura, dove la Lega è certo meno forte rispetto ad altri come la sicurezza. Non c’è dubbio che a Ferrara ha contato molto la questione della stazione ferroviaria invasa dagli spacciatori africani, però ad esempio a Rovigo il tema sicurezza non è bastato per vincere. Sulla cultura abbiamo guadagnato quello che la Lega non ha, facendo la lista Sgarbi abbiamo aggiunto i voti della cultura che non è più appannaggio della sola sinistra che a Ferrara pensava di utilizzare l’ex ministro Franceschini per fare cose abusive. Ma è la stessa operazione che ho fatto ad Urbino, bloccando un altro abuso su Palazzo Ducale. Anche lì vincemmo aggiungendo alla novità politica la componente culturale. Quello che ho fatto io dimostra che con la cultura si vince».

Ne parla come di una formula da riproporre in chiave nazionale.

«Non si capisce perché in Italia non ci sia un partito della cultura mentre tutti sappiamo bene quanto sia in crescita il turismo culturale. La Lega lo ha capito, e quando ho visto che a Ferrara aveva una persona capace e accogliente come Fabbri ho fatto l’accordo. Osiamo dire che la battaglia di Ferrara è una battaglia per il rinascimento politico oltre che culturale».

Ma da ferrarese di famiglia ferrarese che effetto le fa Ferrara leghista?

«Ferrara non è leghista, è sgarbista. Mio nonno comprò casa Ariosto, ogni anno facciamo un convegno su Ariosto. Io sono una gloria ferrarese e poi c’è mia sorella ferrarese che oggi (ieri, ndr) apre la Milanesiana in pompa magna. Sono felice di aver contribuito alla vittoria e di aver aperto la strada alla rivoluzione contro questi presunti rappresentati della cultura di sinistra».

Che a Ferrara cade dopo 74 anni.

«Ma la rivoluzione non è solo il superamento del Pci poi Pd, ma anche della vecchia Dc. Il sindaco uscente Tagliani non è un comunista ma un democristiano, era lì perché sposato con la figlia di Nino Cristofori, ex ministro andreottiano. Quindi lì in quanto erede dell’alleanza cattocomunista. Quando mi candidai io sindaco di Ferrara nel 1999, dopo che An mi mollò persi con Sateriale, che era un esponente del Pci assistente di Cofferati. Ora invece scopro che Tagliani era erede della Dc. Quindi non abbiamo battuto solo i comunisti ma anche i cattocomunisti».

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