Il Pd strumentalizza l’attacco al bus. E torna alla carica sullo Ius soli

 

Le nuove idee del nuovo Pd? Le stesse di quello precedente (e perdente). Il Partito Democratico cambia il pelo, ma non perde il vizio.

Dopo l’attentato all’autobus da parte di un senegalese, invece di dibattere su come migliorare i controlli sulla concessione della cittadinanza italiana, la sinistra riapre nuovamente il dibattito sullo Ius Soli. Ancora.

A risollevare un tema che sembrava ormai morto e defunto sono state le gesta, indubbiamente eroiche, di Adam e Ramy. I due bambini hanno il sangue certamente freddo, vista la lucidità con cui sono riusciti a telefonare ai carabinieri, ma possono vantare l’italianità “per sangue”. È la differenza tra “nazionalità” è “cittadinanza”. Certo: Adam è nato a Crema e Ramy in provincia di Milano. Ma nel Belpaese vige lo ius sanguinis: sei cittadino Tricolore solo se nasci da genitori italiani. E i due giovanissimi, per quanto “eroi”, non lo sono. Non ancora, almeno. Entrambi però al compimento dei 18 anni potranno fare la richiesta per il passaporto secondo le leggi nostrane. Come tutti.

In molti, dopo i drammatici fatti lungo la Paullese, hanno proposto di assegnare ai due ragazzini un “premio” particolare. L’idea è quella di regalare loro la cittadinanza per “meriti speciali”. Matteo Salvini e Luigi Di Maio si sono dimostrati possibilisti, almeno nel caso di Ramy. Anche Giorgia Meloni lo sostiene e il Viminale è pronto a seguire la trafila burocratica. E così, come risvegliata da un inaspettato gong, l’infinita polemica sullo Ius soli è tornata alle menti dei sinistri politici nostrani.

Stamattina, in una intervista a Repubblica, Graziano Delrio è ripartito alla carica. “Quando fummo fermati e non sui riuscì ad approvare lo ius soli – ha detto – quasi non potevo guardare negli occhi i tanti ragazzi nati e cresciuti in Italia ma figli di stranieri”. In realtà furono proprio gli allora governi Renzi e Gentiloni a non apporre la fiducia alla legge, affossata così dal Parlamento (e dagli italiani). Secondo Delrio concedere il documento a Ramy per “meriti speciali” rientra nella “logica della concessione, paternalistica, non dei diritti” e “non tiene conto del fatto che questi ragazzi sono italiani e vivono già da uomini liberi come parte della nostra comunità, parlano l’italiano meglio di tanti politici”. Dunque, dove non sono riusciti gli ex segretari Pd, l’ex ministro spera possa arrivare Nicola Zingaretti: “Mi auguro riprenderemo la battaglia e che parta una nuova mobilitazione”.

La strada sembra però tortuosa. Il premier Conte invita a “non approfittare in modo strumentale” di un “singolo caso”. Un netto “no” è arrivato anche dal ministro Marco Bussetti, che ricorda come il tema ius soli non sia “nel contratto di governo”. Stessa linea tenuta da Di Maio. In fondo, Adam e Ramy la cittadinanza l’avranno anche con la legge attuale. Basta aspettare il normale decorso del tempo. Che bisogno c’è di accelerare? Dal punto di vista dei diritti, non avranno nulla in meno dei loro compagni di banco. Certo: si può discutere su una modifica delle procedure per la richiesta, magari per snellire la burocrazia che crea tanti ostacoli. Ma inserire lo ius sanguinis ridurrebbe i paletti – legittimi – che lo Stato ha imposto per concedere uno status così importante come il potersi definire italiani. Non basta nascere a Lampedusa, magari dopo lo sbarco, per dirsi nostri concittadini.

 

Fonte: http://www.ilgiornale.it/

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