Cardinale Pell, l’avvocato lo difende: ‘Fu una semplice penetrazione’ ed è bufera

 

Continuano a far discutere le vicende legate alla pedofilia che gravitano attorno ad uomini appartenenti al mondo religioso. Nelle ultime settimane ad essere salito agli onori delle cronache è stato il cardinale George Pell. Le accuse che pendevano nei suoi confronti riguarderebbero presunti abusi che, a livello temporale, sarebbero collocabili nell’anno 1996. A subirli due tredicenni. Il cardinale è stato condannato in primo grafo ed ora si trova in carcere. A fare rumore nelle ultime ore, è stata la difesa messa in campo dall’avvocato del cardinale, Robert Richter, che ha provato a minimizzare l’accaduto utilizzando delle espressioni che fanno quantomeno discutere.

Il cardinale è in carcere
George Pell, cardinale australiano, è finito in carcere per reati legati alla pedofilia, dopo essere riuscito a scongiurare la detenzione grazie all’ottenimento della libertà su cauzione l’anno scorso, dovuta alla necessità di subire un intervento alle ginocchia.

Il cardinale è stato condannato in primo grado dal Tribunale di Melbourne. Avrebbe abusato di due minorenni in chiesa. A fare particolarmente rumore è stata la strategia difensiva messa dal suo avvocato, in occasione dell’udienza che sarebbe dovuta servire ad evitare che il religioso finisse dietro le sbarre.

La difesa suscita polemiche
Risulta di certo singolare la difesa messa in campo dall’avvocato del Cardinale. Robert Richter, infatti, avrebbe puntato sull’idea di minimizzare quanto accaduto, in maniera tale da sgonfiarne l’eventuale percezione di gravità. Una strategia che in molti riterranno opinabile, considerato che la controparte del cardinale erano soggetti poco più che bambini.

Descrivendo i fatti (riguardanti uno dei casi citati) l’avvocato, secondo le dichiarazioni riportate da Open.oline, avrebbe sottolineato come nel caso contestato sia maturata una “semplice penetrazione”. Riferendosi ad una delle presunte vittime di Pell, Il bambino (sempre secondo quanto ricostruito dal legale) non partecipava attivamente.

Parole che, indubbiamente, faranno discutere. Attorno alle parole del legale si è scatenata un’autentica bufera. L’avvocato, resosi conto delle parole, si è scusato e ha sottolineato che la sua arringa non avesse alcuna intenzione di sminuire la sofferenza delle vittime di abusi sessuali. Quello che al momento è certo è che la sentenza nei suoi confronti avverrà il prossimo 13 marzo.

Su di lui pendono cinque capi d’accusa che potrebbero costargli fino a cinquant’anni di carcere (dieci per ogni reato).

 

Fonte: /it.blastingpop.com

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