Uccisa per aver rifiutato il matrimonio combinato: assolti i parenti di Sana

Per il giudice “non ci sono prove sufficienti e mancano testimoni”. E così gli undici imputati per l’omicidio di Sana Cheema, la 25enne italo-pachistana strangolata a Mangowal, nel distretto di Gujrat, il 18 aprile dell’anno scorso perché voleva sposare un italiano, sono stati tutti assolti.

Tra questi anche il padre Ghulam Mustafa, che voleva imporle contro il suo volere le nozze con un parente, il fratello Adnan Mustafa e lo zio Mazhar Iqbal. “Se questa è ‘giustizia islamica’ – commenta Matteo Salvini – c’è da aver paura”.

Lo scorso maggio il laboratorio forense del Punjab, che aveva analizzato i campioni dopo la riesumazione del corpo, aveva dimostrato che a Cheema era stato “rotto l’osso del collo”. L’avevano strangolata fino ad ammazzarla. Secondo l’accusa la 25enne, nata in Pakistan ma cresciuta in Italia, sarebbe stata uccisa in patria dal padre e dal fratello dopo aver detto loro che voleva sposare un italiano. Un delitto d’onore, insomma, che adesso sembra non aver più colpevoli. Perché tutti e undici gli imputati per questa atroce esecuzione sono stati assolti perché, a detta del giudice pachistano, “non ci sono prove sufficienti e mancano testimoni”.

Sana viveva a Brescia, dove aveva anche studiato. A Milano aveva trovato un lavoro. Una ragazza perfettamente integrata, insomma, che aveva anche trovato un fidanzato italiano. I genitori avevano vissuto con lei per anni, ottenendo anche la cittadinanza italiana, poi si erano spostati in Germania. Un paio di mesi prima dell’omicidio, la giovane era tornata in Pakistan, nel distretto di Gujrat dove era nata, ritrovando in quella occasione la famiglia, ma da lì non è più rientrata in Italia. Un omicidio che ricorda molto da vicino il caso di Hina Saleem, la giovane sgozzata nel 2006, sempre nel Bresciano e sempre dai famigliari pachistani, per la stessa ragione che ha portato alla morte di Sana: essersi innamorata di un ragazzo italiano e volerlo sposare. “Che vergogna – commenta con amarezza Salvini – se questa è ‘giustizia islamica’ c’è da aver paura”. Il leader leghista ha chiesto una preghiera per Sana e ha già fatto sapere che nelle prossime ore scriverà al ministro dell’Interno pachistano per “esprimere il rammarico del popolo italiano”.

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