Lezioni di se*xo, Feltri contro le maestre: «Fatevi i ca..i vostri e insegnate l’italiano»

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«Parlare di sesso nelle scuole è di moda. Ogni due o tre giorni c’è qualche docente e qualche deficiente che affermano la necessità di abolire il latino e di non esagerare con l’insegnamento della grammatica nonché della sintassi. Ciascuno la pensi come vuole, ma cancellare la lingua di Ovidio per fare posto all addestramento in materia relativa alle scopate e derivati sembra francamente una scemenza indegna». Vittorio Feltri su Libero firma l’editoriale contro il sesso a scuola dal titolo L’educazione sessuale è un obbrobio. Due giorni dopo l’intervento del Papa che si è espresso favorevolemente all’educazione sessuale nelle scuole – purché non sia ideologicamente orientata, cioè purché non diventi strumento per indottrinate sulle teorie gender – il direttore di Libero ha raccontato un caso destinato a far discutere. In una scuola primaria di Scanzorosciate, nei pressi di Bergamo è stata ingaggiata «una specialista esperta in connubi tra maschi e femmine».

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Sesso a scuola, l’attacco di Feltri
L’insegnante ha spiegato a bambini di 10 anni in che cosa consiste «la masturbazionee, non paga di questo si è dilungata nel rendere noto agli allievi come avviene l’amore orale, ciò che ha disgustato non poco i piccoli discenti». Feltri fa notare che chi si preoccupa di «di informare l’infanzia circa quanto succede sotto le lenzuola di mamma e papà, è un cretino che ignora la psicologia degli alunni delle elementari». E poi ancora: «Siamo stati piccoli e ingenui, tuttavia col tempo, come maturano le nespole, abbiamo maturato idee abbastanza esatte. Da autodidatti. Con le nozioni apprese dai nostri compagni siamo cresciuti edotti e da adolescenti, senza l’ausilio di maestre sporcaccione, non abbiamo trovato motivi per stare male». E infine: «Preghiamo i provveditori agli studi e i direttori di dattici di farsi i ca..i propri e non quelli dei nostri pargoli, alla cui educazione pensiamo noi… Semmai addestrino gli alunni a far di conto e a scrivere in buon italiano».

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