Quella virata verso l’Italia che incastra Sea Watch 3

Il comandante di Sea Watch 3 rischia l’arresto per favoreggiamento all’immigrazione clandestina e per aver messo a rischio la vita di 47 immigrati.

Arriva, infatti, dalla Guardia costiera olandese, la conferma che nel momento in cui le condizioni meteo peggiorarono, fu lui stesso a decidere, in maniera del tutto illogica, di virare verso l’Italia, che si trovava a 100 miglia nautiche da quel punto, anziché andare verso le coste tunisine, distanti 74 miglia, come indicato proprio dagli olandesi.

Abbiamo contattato il Jrcc, ovvero il centro di coordinamento dei Paesi Bassi e la risposta è stata chiara: «A nome del governo di questo Paese – ci hanno chiarito – possiamo confermare che abbiamo chiesto alle autorità tunisine il loro permesso affinché Sea Watch 3 potesse cercare rifugio per condizioni meteorologiche avverse nelle vicinanze della loro linea costiera. L’equipaggio di Sea Watch è stato informato di questa azione». Perché, dunque, dopo aver preso a bordo 47 migranti in area Sar libica, non aver provato subito a contattare il centro di comando della Guardia costiera di Tripoli, dirigersi verso le coste italiane assumendosi rischi enormi, anziché virare verso la Tunisia? Un comportamento fuori da ogni logica, anche perché fonti vicine al governo italiano fanno sapere che nessuna imbarcazione presente in quel momento nel Mediterraneo, compresi i pescherecci italiani e di altre nazioni, ha fatto rotta verso il nostro Paese, ma ha cercato riparo dal forte ciclone vicino alle coste tunisine, certamente più sicure e non esposte a onde alte 7 metri. Alcuni media hanno tentato di difendere l’Ong, dicendo che dal centro di coordinamento della Guardia costiera libica nessuno ha risposto e che la Sea Watch 3 avrebbe tentato di contattarli in un secondo momento, tanto che a Imrcc Roma, è arrivata una mail che lo confermerebbe. In realtà la comunicazione è del 19 gennaio e l’Ong era al corrente della presenza del gommone già dal 18, quando il suo aereo «Moonbird», decollato da Malta, lo aveva avvistato. Le norme internazionali indicano che chiunque veda in mare natanti con persone in difficoltà debba avvertire il centro di coordinamento più vicino. In quel caso quello di Tripoli, che il 18 aveva regolarmente al centralino personale di turno.

Abbiamo provato a contattare l’ufficio stampa della Ong tedesca. Alla precisa domanda: «Perché non avete diretto la nave verso la Tunisia?» nessuno ha risposto.

Quello che appare sempre più di fronte agli occhi di tutti è che le Ong presenti nel Mediterraneo operano in malafede. Basti pensare che la maggior parte delle chiamate di soccorso che arrivano a Imrcc Roma partono da un Alarm Phone intestato proprio alla Ong tedesca. Il fascicolo sulla vicenda è già stato inviato alle procure italiane competenti e non è escluso che l’inchiesta sia già in corso.

La nave, allo stato attuale, si trova ancora in rada, a poco più di un miglio dal porto di Siracusa. Il ministro dell’Interno, Matteo Salvini, tiene il punto e la sua ferma decisione di non aprire i porti. Anche perché la nave batte bandiera olandese e appartiene a una Ong tedesca e i migranti, per legge, dovrebbero prenderseli Olanda e Germania. Il tutto mentre la Procura dei minori di Catania invita a far scendere i minori. Dal Viminale fanno sapere che si tratta di ragazzi di 17 anni e mezzo e che la risposta è un no. La sfilza dei buonisti, intanto, si schiera contro alle decisioni del governo. Dall’Unhcr fanno sapere che le «condizioni a bordo della nave sono critiche». In realtà l’Italia ha fornito cibo e medicinali ai migranti.

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