Sbarchi, Salvini sfida Bruxelles: “O la missione Sophia cambia o finisce qui”

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Lo strappo della Germania ha aperto il vaso di Pandora. Perché se è vero che la missione Sophia è stata pensata e per risolvere l’emergenza immigrazione è anche vero che nel corso degli anni non ha fatto altro che portare in Italia tutti gli immigrati che venivano soccorsi nel Mar Mediterraneo.

E così non appena da Berlino i tedeschi hanno fatto sapere che si sarebbero chiamati fuori dall’accordo, Matteo Salvini ha colto la palla al balzo per rimettere tutto in discussione. “O cambiano regole – ha scandito oggi a Radio 1 – o finisce tutto qui”.

Il tempismo, a volte, è tutto. C’è una strana coincidenza nella scelta di Angela Merkel di far trapelare l’addio alla missione Sophia proprio nel giorno della firma del Trattato di Aquisgrana con cui si propone, insieme al presidente francese Emmanuel Macron, di creare “un nuovo ordine internazionale” fondato sulla collaborazione franco-tedesca. Forse, nella testa dei due alleati, c’era l’intento di mettere in difficoltà l’Italia. Chiamarsi fuori dall’operazione Eunavfor Med Sophia, lanciata nel maggio del 2015 su impulso dell’allora premier Matteo Renzi, significa lasciare Roma ancor più sola (se possibile) nella gestione dell’emergenza immigrazione. Peccato che nel governo ci sia qualcuno che allo schiaffo della cancelliera risponda facendo spallucce. Questo perché, sebbene la missione sia stata pensata per fermare il traffico degli immigrati nel Mediterraneo centrale e, al tempo stesso, contribuire alla stabilizzazione della Libia, il punto debole dell’accordo sta nel fatto che tutti gli immigrati soccorsi vengano fatti sbarcare solo in Italia. “Non so in cambio di cosa Renzi abbia sottoscritto questo accordo tanto geniale…”, commenta Salvini ricordando che la missione Sophia ha contibuito a portare nel nostro Paese ben 500mila immigrati. Per questo, a detta del vicepremier leghista, “se qualcuno si fa da parte”, per l’Italia “non è certo un problema”.

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Al comando dell’operazione Sophia è l’ammiraglio italiano Enrico Credendino, che può contare su tre unità navali e otto supporti aerei. Gli Stati che contribuiscono alla missione sono ventisette ma un passo indietro della Merkel potrebbe segnare il passo per tutti gli altri. Il mandato scadrà, infatti, il prossimo 31 marzo. E questa scadenza potrebbe spingere il governo gialloverde a chiedere una revisione totale delle regole di ingaggio. Le operazioni di ricerca e soccorso in mare non rientrerebbero infatti nel mandato. Tuttavia, le navi in mare vengono continuamente coinvolte in salvataggi degli immigrati, proprio come previsto dal diritto internazionale del mare. “Se oggi l’Italia, che ha il comando e il quartiere generale dell’operazione, non vuole più Sophia, siamo pronti a chiuderla”, dicono fonti vicine all’alto rappresentante per la Politica estera europea, Federica Mogherini, che considera l’operazione Sophia “un’eccellenza”. Ma Salvini non è affatto d’accordo. Tanto che ha già dato il suo ultimatum: “O cambiano le regole o l’operazione Sophia finisce qui”..

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